Home Cronaca Bari, “Ho sbagliato e chiedo scusa, ma non sapevo dell’ordinanza. Sono un pescatore, sono una brava persona”, lo sfogo di Mimmo
Domenico Amoruso denuncia per violazione ordinanza

Bari, “Ho sbagliato e chiedo scusa, ma non sapevo dell’ordinanza. Sono un pescatore, sono una brava persona”, lo sfogo di Mimmo

da Elvira Zammarano

coltelli da cucinaSorpreso da una pattuglia di Vigili urbani mentre eviscerava le seppie sul lungomare di Bari, proprio di fronte all’arco “San Nicola”, Domenico A., barese, di 52 anni, dovrà, ora, rispondere di minacce  aggravate a Pubblico ufficiale e porto ingiustificato di coltello. Un fatto sicuramente disdicevole, in quanto in quel punto del nostro lungomare, vige un’ordinanza, del 1984, che vieta l’utilizzo dell’acqua di mare. Ma Domenico, padre di due figli, di 22 e 14 anni, perennemente disoccupato (o per essere vagamente ottimisti, occupato una tatum), non lo sapeva. Certo, la legge non ammette ignoranza, ma per l’uomo, tutti i baresi, “andavano e tuttora vanno lì” a “pulire” pesce e ad “arricciare” polpi. Intanto moglie e figli sono mortificati, ma soprattutto, costernati per l’accaduto, “mio padre ha sbagliato ed è giusto che chieda scusa”, spiega la figlia 22 enne di Domenico, studentessa (con tanti sacrifici) a Scienze Infermieristiche, “ma dell’ordinanza sindacale, vecchia di quasi quarantanni, ne eravamo tutti all’oscuro”. A 24 ore dall’accaduto, con una denuncia penale a suo carico, Domenico ha deciso, con una telefonata in redazione, di metterci la faccia, per raccontare  e raccontarsi, perché, afferma, “i poveri non hanno mai il diritto ad essere ascoltati”.

“La verità è che per noi gente umile,  non ci sono appelli. Sono disoccupato da una vita, diciamo che sono nato senza un lavoro. Certo che l’ho cercato e lo cerco ancora. Se lo avessi avuto (un lavoro) sicuramente in passato non avrei sbagliato. Errori, non gravissimi, per carità, e che in ogni caso, ho espiato, tant’è che alla giustizia, fino a ieri, non dovevo più niente. Sono povero, e che è un reato? Porto avanti la mia famiglia con immensi sacrifici. I sacrifici di chi ha poco e, soprattutto, di chi non aspetta (serenamente) l’accredito dello stipendio a fine mese. A noi disoccupati, mariti e padri, che desideriamo, legittimamente come tutti, che i figli non abbiano a patire la nostra stessa sorte, che possano, cioè, aspirare a una vita decorosa, fatta di lavoro, ciò non è concesso. Mi direte, che c’entra tutto questo con il fatto di ieri? Non so, forse niente, oppure sì.  Cert’è che ieri ero lì a pulire neanche due chili di seppie da portare a casa, e con me – è vero – avevo pure i due coltelli che mi servivano per quello che stavo facendo. Avrò sicuramente anche risposto male alla Vigilessa –  che poi ha chiesto i rinforzi -, a lei faccio le mie scuse, come Pubblico ufficiale, ma soprattutto come uomo. Tuttavia, non voglio giustificarmi, ripeto, ho sbagliato, però, quando non hai nulla da portare a tavola, quando a casa ti aspettano i figli a cui non auguri la tua stessa vita e per i quali fai mille sacrifici e ti adatti a qualsiasi lavoro per dar loro dignità, qualche volta, una “esagerazione”, può pure scappare. Tante volte sono andato al Comune a mendicare un lavoro e anche un sussidio, ma le risposte ricevute, per quanto garbate, sono state  evasive, quanto un scrollata di spalle. Ripeto non voglio giustificarmi, ritenetelo piuttosto un modestissimo sfogo da parte di un padre stanco di vivere ingiustamente e di battersi a vuoto anche se le motivazioni sono altissime: i figli. Sono un pescatore, o ero un pescatore. Non so.  L’unica cosa certa, invece, è che il lockdown, la pandemia, il virus hanno spazzato via quelle pochissime possibilità che noi, disoccupati perenni, avevamo per sopravvivere. Ora, non ci sono più neppure le briciole di quelle. Abbiate pazienza, ma un po’ ascolto “istituzionale” non guasterebbe. Noi persone umili, eravamo soli prima, ora, lo siamo ancora di più”.

 

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