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Fila Tiket

Bari, La gente non ne può più, in fila, sotto il sole, per visite e pagamento tiket

da Elvira Zammarano

Gente sotto il sole cocente, accaldata, stanca e arrabbiata per accedere alle visite mediche, dopo aver già subito l’ennesima fila per pagare il tiket, in posta o ai tabacchini. Versamenti che potevano essere effettuati presso le casse del grande e confortevole salone del CUP. A un mese e più dallo smantellamento del padiglione dedicato ai malati Covid e dalla fine dell’emergenza sanitaria conclamata, sarebbe stato auspicabile, con tutti gli accorgimenti possibili, per buon senso e correttezza verso gli utenti, ritornare ai vecchi sistemi di pagamento. Si sarebbe dato, così, un segnale di vera attenzione a persone che, al Policlinico, evidentemente, vanno per bisogno e non per amene passeggiate. Certo la Direzione, ha predisposto i totem che, diciamocelo chiaramente, sono un mezzo flop. Difficili da usare anche per più abili  informatici, figuriamoci da chi non ha dimestichezza con tali “avanzate” tecnologie. Se va bene il collegamento internet, magari manca la carta e così via. Intanto, però, la gente impreca, si dispera e  si avvia (rassegnata?) verso il primo punto utile per pagare: gli uffici postali a 400 m e i diversi tabacchini (da cercare, perchè ora molti son chiusi per ferie), dove ad attenderla c’è l’interminabile fila, sotto il sole che brucia da svenire. Poi, una volta raggiunto l’operatore, ad attenderla c’è ancora un’altra sorpresina: oltre al versamento del tiket, ci sono anche 2 euro da pagare. Cosa da poco, certo. Ma se l’operatore – che non è un addetto ai lavori – sbaglia a leggere o digitare il codice, non solo l’utente deve rifare l’operazione con un nuovo pagamento dei 2 euro, ma non può pretenderne il rimborso dei primi. Insostenibile. Le innumerevoli proteste di Luigi Cipriani, segretario e sindacalista della O.S.GIL Sanità, ormai non si contano più, “Tant’è”, dice  Cipriani, “che la prossima denuncia la indirizzerò alla Magistratura e alla Guardia di Finanza”.

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“Per me – spiega il segretario –  non è un fatto politico. Qui la politica c’entra davvero poco. Si tratta, invece, di umanità. Sono mortificato dal penoso andazzo sistemico. Vedere tante persone, giovani e meno giovani, e soprattutto anziani sbattuti, come se fossero oggetti o numeri, mi indigna”. E aggiunge, “Per non parlare delle prenotazioni. Anche qui, come sappiamo, si possono effettuare alle farmacie, sempre con l’applicazione dei € 2 e sempre con la solita “coda” da subire. La cosa sconcertante – continua Cipriani – è che se una persona ha bisogno di chiarimenti, i farmacisti non hanno né la facoltà, nè la capacità di poter soddisfare una qualsiasi richiesta. Certo, ci sono gli operatori a cui compete tale compito, ma sono ancora tutti in smart working, quando invece potrebbero riprendere a lavorare presso le loro postazioni al Policlinico. Gli operatori, lavorando da casa, non possono avere il controllo totale del piano prenotazioni, dunque le loro informazioni spesso, o non ci sono, o sono frammentarie. Diverso sarebbe se l’operatore fosse al suo posto, potrebbe confrontarsi con l’utente e con gli altri colleghi se non addirittura con i responsabili dirigenti del Cup”. “Inoltre”, dice ancora Cipriani, “c’è questa storia dei “non” rimborsi. Cioè, se una persona ha bisogno di farsi rimborsare, per esempio la spesa sostenuta per la richiesta della propria cartella clinica, che è pari a € 10,  più l’integrazione al ritiro, in base ai fogli utilizzati o quella di un DVD Tac o RMN, che l’utente può trattenere con sé dai 30 ai 90 giorni, previo pagamento di € 30 rimborsabili al momento della restituzione, non c’è uno sportello rimborsi. Di fatto, sta succedendo che le persone si stancano di chiedere senza risolvere e lasciano perdere il danaro spettante, che nel frattempo si accumula (dove?), insieme ai documenti . Qui, si potrebbe davvero configurare un arricchimento indebito. Una cosa folle”. Puntualizza. tiket

“L’altro giorno – racconta ancora – (forse) per “accontentarmi”, allestirono l’info point a struttura per richiedere la bellezza di 3 servizi: informazioni, cassa e sportello Urp. Ma come, mi son detto, non si sta utilizzando il salone Cup per evitare possibili contagi, poi 3 persone, per lo svolgimento di 3 distinti servizi, possono lavorare chiuse in 10 m quadri, in barba alle norme sulla sicurezza e la “626”, ovvero, in aperta contraddizione con la normativa  Covid. In ultimo, ho saputo che presto apriranno uno sportello all’esterno del salone sempre per i versamenti e mi chiedo: che senso ha uno sportello fuori, quando ne abbiamo diversi all’interno? La gente inevitabilmente si accalcherà, dentro, invece, ci sarebbero controlli e predisposizioni sanitarie adeguate. Cos’è questa incomprensibile ostinazione a riaprire le casse del CUP? Qualcuno mi deve spiegare cosa sta succedendo. O meglio – conclude Cipriani – mi deve dire apertamente se si tratta di palese incompetenza, menefreghismo verso gli utenti o pressappochismo? Attendo risposte e insieme a me anche tantissime altre persone”.

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