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Chiara

Ceglie del Campo (BA), Una piazza intitolata a Chiara, vittima di un mostro

da Elvira Zammarano

Il fratello della povera Chiara Brandonisio, uccisa dal 53 enne Domenico Iania, l’8 luglio del 2010, e l’Amministrazione comunale barese intendono ricordarla dedicandole una piazza. Si tratta del punto dove la donna, 33 enne, operaia in un mandorlificio, dieci anni fa, fu colpita ripetutamente al capo dal suo assassino con una pesante spranga di ferro. La piazza, già intitolata in sua memoria, alle “Vittime di Femminicidio”, oggi, per desiderio del fratello e dello stesso Comune di Bari, potrebbe presto portare il suo nome.

“Su sollecitazione del fratello della vittima, come Amministrazione comunale ci stiamo adoperando, per intitolare il giardino a Chiara Brandonisio – spiega Chiara Albergo, presidente del 4º municipio di Bari. Un gesto simbolico, ma sentito e convinto, per non dimenticare Chiara e tutte le vittime e per tenere sempre altissima l’attenzione contro le discriminazioni e le violenze di genere”

La storia:
Chiara Brandonisio, fu uccisa da Domenico Iania, mentre, la mattina presto, in sella alla sua bici andava al lavoro. Una morte assurda. I due si erano conosciuti in chat e la loro era una “relazione” puramente virtuale, a cui la giovane, da un po’, aveva deciso di porre fine. L’uomo, di origini calabresi, ma residente nel piacentino, era però contrariato e per questo motivo decise di arrivare in Puglia, a Ceglie, per chiederle spiegazioni. Quella che per lui era una relazione sentimentale, in realtà si raffigurava come semplice amicizia fatta di lunghe chiacchierate, appuntamenti on-line e qualche visualizzazione in webcam. Niente di più. Domenico Iaia e Chiara non si erano mai incontrati prima da allora. Mai prima del brutale assassinio. Dunque, a bordo della sua Panda, Domenico Iaia, appostato nel punto in cui sapeva con certezza di poterla incontrare, armato di spranga, l’aggredì lasciandola esamine, a terra, con il cranio sfondato. Portata al “Di Venere”, già in coma, dopo poche ore Chiara spirò. Per l’assassino fu invocata l’infermità mentale, respinta dai giudici che lo condannarono a 30 anni di reclusione. Giustizia fatta? Forse sì. Ma Chiara, la 33 enne, desiderosa di vivere, lavorare e amare veramente, non tornerà mai più. Tolta all’affetto dei suoi cari e a noi tutti, dalla  bestiale ferocia di un mostro.

Chiara

Chiara Brandonisio

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiara

Domenico Iaia

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