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Scuola, Linee guida, il “NO” di docenti, sindacati e famiglie

da Elvira Zammarano

Neppure il tempo per la divulgazione e già le linee guida della task force “Azzolina”, su più fronti, hanno creato scompiglio, malumori e proteste. Dopo il no dei presidi, ora arriva anche quello dei docenti, dei sindacati e delle associazioni dei genitori. Di fatto, emergerebbe che il rompicapo, ora sia passato interamente ai Dirigenti. I quali, stando alle direttive in bozza – senza risorse e in pochi mesi – dovranno ripensare e riorganizzare una scuola penalizzata e depauperata  già da tempo.

“Ognuno di noi dovrà cimentarsi in un gioco degli incastri ridisegnando spazi, composizione delle classi, turnazione dei ragazzi e degli insegnanti – dice Alessandro Artini, dell’Associazione nazionale presidi. “I nostri istituti non sono adeguati ad affrontare da soli questa situazione, mancano gli spazi e mancano i docenti”.

Responsabilità di scelte complesse lasciate, dunque, ai presidi e che, inevitabilmente, ricadranno sul corpo docente, Ata e famiglie. Sindacati e associazioni dei genitori sono già sul piede di guerra e chiedono che si organizzino, al più presto, tavoli di concertazione.

“Il documento dice l’esatto contrario di quello che chiediamo – picca Costanza Margiotta, portavoce del comitato di genitori Priorità alla Scuola. “In questo modo il governo punta a scrollarsi di dosso ogni responsabilità facendo ricadere tutto sui presidi, ma non si rende conto che farà un danno enorme ai nostri ragazzi. Imponendo turni, riducendo la didattica, prevedendo l’esternalizzazione di alcuni servizi e mettendo nello stesso gruppo alunni di prima e quinta elementare, si perde ogni continuità nella programmazione didattica”.

Anche per i sindacati i contenuti della bozza sono inaccettabili, “La prima impressione è che manca del tutto la premessa più importante, che è quella degli investimenti”, spiega Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil . “I soldi ci sarebbero, dai fondi strutturali senza vincoli già da adesso, alle risorse del Recovery fund a quelle del Mes. Il punto è che è questo il momento di decidere dove dirottarle e la scuola non può essere dimenticata. Per far ripartire a pieno ritmo gli istituti tra personale, interventi di edilizia e dispositivi di sicurezza, occorrerebbero almeno 2,9 miliardi di euro in più”.

 

 

 

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