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Ristrutturazione, copertura oltre il 100%: praticamente gratis (?)

da Avv. Cosimo Martino

Il Decreto Rilancio 2020, ha previsto l’ormai noto e fantomatico  bonus del 110%, al fine di effettuare lavori per migliorare l’efficienza energetica del proprio immobile recuperando in cinque anni, come credito d’imposta, il 110% della spesa sostenuta fino a un massimo di 90.000€,  a condizione di sostituire la caldaia con una in classe A e applicare il cappotto termico alle pareti.

Nel caso di effettuazione di uno solo di questi interventi il tetto massimo previsto è:

  • 30.000€ per la sostituzione della caldaia;
  • 60.000€ per il cappotto termico.

Vi sono limiti circa la tipologia di immobili per i quali si potrà usufruire del bonus, le opere di adeguamento energetico e/o ristrutturazione  devono riguardare, infatti, condomini o case indipendenti che costituiscano la prima abitazione, e ne potranno usufruirne solo le persone fisiche – non le attività commerciali – ad eccezione degli interventi compiuti dagli Iacp (Istituti Autonomi Case Popolari) o da cooperative sociali.

Detto ciò, va segnalato che al momento stanno già sorgendo dubbi  relativamente la concreta applicazione di tali misure. Primariamente, in merito alle effettive coperture finanziarie e, in secondo luogo, circa la comunicazione eccessivamente generica ed entusiastica che è stata data a tale misura, omettendo di informare adeguatamente i cittadini sulle criticità di tale misura. Innanzitutto, è errato ritenere che la ristrutturazione della propria abitazione sia “gratis”.

 Il proprietario dell’immobile paga i lavori di ristrutturazione attraverso il credito d’imposta che matura a proprio favore, cedendo quel “benefit” alla ditta che esegue i lavori stessi o ad un terzo. Tra i vari rischi, connessi all’applicazione di tale misura, va considerata l’ipotesi in cui  l’Agenzia delle Entrate contesti la spettanza della detrazione e del credito: in tal caso, i recuperi d’imposta ricadrebbero direttamente sul cittadino, chiamato a riversare all’Erario le somme contestate, oltre a sanzioni e interessi.

Formuliamo l’ipotesi che potrebbe verificarsi, più facilmente, soprattutto quando a richiedere interventi di ristrutturazione importanti sul proprio immobile siano comuni cittadini, non esperti in materia edilizia.

La ditta formula un preventivo per una data somma, esegue i lavori, certifica il credito che viene ceduto alla ditta stessa. Nel caso in cui vi sia stata una sovrastima dei lavori con conseguente eventuale, ma non impossibile, contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, il recupero d’imposta avverrà  nei confronti del cittadino. In conclusione  il privato si ritroverà  a dover pagare le somme (del credito d’imposta ceduto alla ditta), maggiorate delle sanzioni e degli interessi.

Orbene, sorge a questo punto un quesito fondamentale: chi potrà garantire i cittadini da eventuali “speculazioni”? E, quindi, come tutelare il cittadino che  in buona fede ha commissionato i lavori di ristrutturazione? I dubbi sussistono, ma al momento mancano certezze.

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