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Covid, De Donno in Puglia, “Sul plasma vogliono zittirmi, ma io non ci sto”

da Elvira Zammarano

“Io sono molto franco: c’era e c’è la volontà di nascondere questo trattamento. Se guardate i media si parla solo di vaccino, mentre il trattamento al plasma non costa quasi nulla. Una certa parte politica, la mia audizione al Senato è chiara, ha cercato di zittirmi. Ma con me, così, ottieni l’effetto contrario”. Il professor Giuseppe De Donno, direttore del reparto di Pneumologia e dell’Unita’ di Terapia intensiva respiratoria  dell’ospedale “Carlo Poma” di Mantova, certamente non le manda a dire. In un collegamento con il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Maglie (Le), il professore ha parlato e soprattutto spiegato i benefici legati alla terapia a base di plasma umano, “Sono morte 34mila persone, ma i nostri risultati – ha detto – ci dicono che avremmo potuto salvarne almeno la metà”.

In un nostro precedente articolo avevamo già evidenziato, con diverse domande, le “inspiegabili” difficoltà  da parte delle Istituzioni – che il professore nel suo intervento chiama “certa parte politica” – a riconoscere l’efficacia dei protocolli terapeutici a base di plasma iperimmune. Ci chiedevamo (e ci chiediamo ancora visto che non abbiamo avuto risposte) quali potessero essere le ragioni ostative all’utilizzo di tali cure, anche in considerazione che sono – come dice De Donno – “a costo 0” . E ancora, perché parlare di vaccino, sulla cui efficacia non possiamo certamente disquisire (non essendo esperti), ma possiamo farlo sui tempi, a dir poco “fumosi”, per la sua realizzazione. Allora, perché non utilizzare la terapia messa a punto dal professore: non dispendiosa, almeno non quanto il vaccino, sulla cui efficacia non si hanno più dubbi, peraltro già utilizzata e con successo, e che non ha bisogno di alcuna sperimentazione. Perché? Le risposte alle questioni da noi sollevate (in più occasioni), forse è possibile intravederle nell’attestazione di merito conferita recentemente al professore: il “Premio Moscati”. Non un “qualunque” premio alla carriera, ma un prestigioso riconoscimento per quei medici che vivono la loro professione dedicandosi allo studio e all’aggiornamento continuo, con umiltà,  serietà, fedeltà al “giuramento” e animati dal reale senso di servizio verso il prossimo ( che esclude ogni altra “forma” di interesse).

 

“Premio Moscati”, intitolato al professor Giuseppe Moscati
“Giuseppe Moscati, medico beneventano, è vissuto tra la fine dell‘800 e gli inizi del ‘900. Si laureò, a pieni voti, il 4 agosto 1903, con una tesi sull’urogenesi epatica. Nel 1911 ottenne la Libera Docenza in Chimica Fisiologica su proposta del professor Antonio Cardarelli, suo docente. Nel 1919 diventò primario presso l’Ospedale degli “Incurabili” e  nel 1922 ottenne la Libera Docenza in Clinica Medica generale, con dispensa dalla lezione o dalla prova pratica ad unanimità di voti della commissione. Una sua tipica giornata, in questo periodo, consisteva nell’alzarsi presto tutte le mattine per recarsi a visitare gratuitamente gli indigenti dei quartieri spagnoli di Napoli, prima di prendere servizio in ospedale per il lavoro quotidiano. La sua intensa giornata proseguiva, poi, nel pomeriggio visitando i malati ( spesso molto poveri ) nel suo studio privato in via Cisterna dell’Olio n.10”.

 

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