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Covid-19 e farmaci, facciamo sintesi

da Francesco Tesoro

Per prevenire l’infezione da Covid, ridurre la durata della malattia e per evitare l’aggravamento e l’esito fatale, esistono oggi, nel mondo, più di mille studi clinici, tra cui, ben 27 sono italiani. sua Ridurre o inibire la replicazione, l’infiammazione e la conseguente coagulazione prodotta dal virus, rimangono tra gli argomenti più gettonati dagli studiosi. Anche l’Istituto di Ricerche Farmacologiche di Milano, “Mario Negri”, ha messo a punto uno studio su una possibile e valida terapia  contro il Covid-19.

Nei casi più lievi il trattamento prevede solo la cura dei sintomi, mentre in caso di infezione polmonare conclamata, è prevista una terapia di d’urto. Ad oggi i farmaci sperimentati e usati in Italia,  per pazienti con Covid-19 sono:

  • l’associazione lopinavir/ritonavir: si tratta di un farmaco da tempo impiegato nel trattamento di pazienti con HIV;
  • il remdesivir, farmaco sperimentale non ancora in commercio, studiato in precedenza come terapia di ebola;
  • la clorochina e l’idrossiclorochina, impiegati per il trattamento della malaria e per malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide e il lupus.
  • il favipiravir, farmaco antinfluenzale commercializzato in Giappone ma non registrato in Europa;
  • l’ivermectina, farmaco antiparassitario che in studi effettuati in colture di cellule ha mostrato efficacia nel bloccare la replicazione del virus;
  • l’uso del plasma da pazienti guariti, favorisce  l’azione degli anticorpi prodotti da queste persone e presenti nel plasma, agiscono favorendo l’eliminazione del virus da parte del sistema immunitario.

Sappiamo che il Covid procura seri danni infiammatori, non solo ai polmoni, ma anche ad altri importanti organi, come i reni, il cuore, i vasi sanguigni e il cervello. Dunque per il trattamento contro il virus, è necessario affidarsi anche agli antinfiammatori. Quelli in uso attualmente  sono i cortisonici, per i quali, almeno inizialmente,  è stata raccomandata  molta prudenza per il loro impiego. Oggi, invece, si ritiene che possano essere efficaci per ridurre propri gli stati di  grave iper-infiammazione:

  • il tocilizumab, farmaco già utilizzato nella terapia dell’artrite reumatoide;
  • la colchicina, medicinale che ha come indicazione principale il trattamento della gotta, ma che possiede anche un’attività di tipo antinfiammatorio;
  • eparine a basso peso molecolare utilizzate nella prevenzione di  trombosi venose conseguenti alla poca mobilità e per ridurre la formazione di trombi dovuti all’eccessiva risposta infiammatoria nelle fasi più avanzate della malattia.

‍Tuttavia, al momento non ci sono prove scientifiche solide sull’efficacia delle terapie in corso. Per alcuni farmaci i rischi potrebbero essere addirittura maggiori dei benefici. Per esempio, la clorochina e la idrossiclorochina, da quanto osservato,  al contrario, provocherebbero un possibile aumento del rischio di mortalità. Questa segnalazione ha indotto l’Organizzazione Mondiale della Sanità a sospenderne  il trattamento. Il 1 maggio la Food and Drug Administration, ha concesso l’autorizzazione d’emergenza al farmaco remdesivir, sulla base di alcuni dati preliminari ottenuti in uno studio condotto negli Stati Uniti. Anche l’Agenzia Europea dei Medicinali  (EMA) ha avviato una revisione dei dati che verranno prodotti dagli studi su questo farmaco, per accelerare l’autorizzazione in caso di una sua efficacia.  Al momento, i risultati preliminari resi pubblici dagli esperti americani suggeriscono che la terapia a base di remdesivir, potrebbe ridurre di alcuni giorni la durata della malattia e ridurre, ma non in modo significativo, il rischio di morte.

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