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Covid, la Corea del Sud spaventa l’Europa

da Francesco Tesoro

Solo tre settimane fa, la Corea del Sud, raggiungeva zero contagi, sospendendo le restrizioni. Il Governo, prontamente intervenuto con un rigoroso sistema di tracciamento e controllo dei positivi, era riuscito ad arginare la diffusione del virus. La doccia fredda si è avuta in questi giorni, quando lo stesso Governo, ha annunciato al mondo che in poche ore un nuovo focolaio è scoppiato in un’azienda di logistica della capitale, registrando 69 nuovi casi positivi. La cosa impressionante è questi contagiati hanno avuto contatti con altre 3600 persone. Premesse, dunque, preoccupanti non solo per i coreani ma per l’intero pianeta. Le autorità sanitarie governative, hanno immediatamente reintrodotto – per ora solo a Seoul – alcune misure restrittive. Si sa  che saranno  chiusi l’area metropolitana, i giardini, i parchi e le gallerie d’arte, con l’invito, alle aziende, di reintrodurre il lavoro flessibile o agile. Un provvedimento già adottato a metà maggio, dopo una serie di contagi che avevano coinvolto frequentatori di locali e discoteche situate nel rione di Itaewon, cuore della movida coreana. Per il Ministero della Sanità coreano le prossime due settimane saranno cruciali. Ricordiamo infatti che la Corea, considerata un modello antiCovd per il mondo, oggi, invece, riporta il peggior bilancio di casi positivi degli ultimi 50 giorni. Con l’abbandono del lockdown, pur con l’osservanza del distanziamento sociale e la ripresa della normalità, il pericolo di una ondata di ritorno, non sembra, dunque, così impossibile. Ora il Governo dovrà decidere se “tollerare” i nuovi focolai e quelli che ancora potranno verificarsi, per concentrarsi sul rilancio dell’economia oppure ritornare al lockdown. In ogni caso la notizia certa è che la prevista riapertura delle scuole sarà ancora una volta rimandata.

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