Home Cronaca Capristo risponde al giudice, ma nega tutto. E preannuncia il suo pensionamento
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Capristo risponde al giudice, ma nega tutto. E preannuncia il suo pensionamento

da Elvira Zammarano
Silvia Curione

Silvia Curione

“Qua comandiamo ancora noi”, era questo il “sistema” in vigore alla Procura di Trani? Lo appureranno gli inquirenti che hanno avviato le indagini sulle pressioni che la Pm, Silvia Curione, avrebbe ricevuto dall’ispettore di Polizia Michele Scivittaro. Secondo l’accusa, l’uomo di fiducia e autista di Carlo Maria Capristo, avrebbe agito per conto dello stesso Procuratore,  per “aggiustare” un processo a carico di un uomo (ingiustamente) accusato di usura. I fatti sono ormai noti, i tre fratelli Mancazzo, imprenditori, vicini a Capristo, per ricevere i privilegi legati allo status di vittime di usura, avrebbero insistito perché il processo fosse archiviato, cristallizzando, così, le accuse nei riguardi del presunto usuraio. Il fascicolo, finito nelle mani di Silvia Curione, definita nelle intercettazioni da Capristo – “la bambina mia” – sarebbe stato, invece, oggetto di ulteriori approfondimenti da parte della giovane Pm.

Il fascicolo è finito, in un primo momento, alla Procura generale di Bari, poi, per competenza funzionale, a quella di Potenza. Procura che ha avviato le indagini finite, il 19 maggio, con l’arresto ai domiciliari del procuratore capo di Taranto e di altre 4 persone, accusati, a vario titolo, di tentata induzione a dare o promettere utilità, falso e truffa. Indagato a piede libero, per abuso d’ufficio e favoreggiamento personale, anche il Procuratore Antonino Di Maio, successore di Capristo, a Trani, a cui la Curione si sarebbe rivolta per denunciare le pressioni (ignorate dal Di Maio), che stava ricevendo.

In questi giorni dagli interrogatori sarebbe emerso che più che “pressioni”, ci sarebbe stato un clamoroso fraintendimento sulle reali intenzioni degli indagati. Concretamente Capristo non era a conoscenza delle manovre attuate e tutto sarebbe stato svolto a sua insaputa, da Scivittaro. Il quale, di fatto, confermerebbe le dichiarazioni di Capristo affermando di aver agito a livello personale e su richiesta degli amici imprenditori Mancazzo. L’obiettivo non era l’aggiustamento del processo ma solo sapere a quali conclusioni sarebbe giunto. Insomma una mera anticipazione dell’esito del procedimento. Per l’accusa di truffa ai danni dello Stato che grava su Capristo per aver firmato statini che attestavano la presenza di Scivitarro in servizio, mentre questi era impegnato fuori a “sbrigare cose sue o del Procuratore”, Capristo anche su questo, ha detto di esserne all’oscuro.

Ora si aspetta di conoscere la data dell’udienza presso il Tribunale del Riesame dove tutti si presenteranno per il primo reale confronto. Intanto Capristo, per il tramite del suo difensore, l’avvocato Angela Pignatari, fa sapere che  per salute e “per tutelare l’immagine della Procura”, ha presentato domanda di pensionamento.

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