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Il primo pizzino mafioso “diventa canzone”, l’eccezionale documento di Stefano De Carolis

da Elvira Zammarano

 

“Con un piede nella fossa” (ed. LB –Bari) di Stefano De Carolis, è un interessante libro (inchiesta) che, dal 1861 al 1914, ripercorre, attraverso la ricerca di documenti esclusivi, la diffusione della criminalità organizzata di tipo camorristico e mafioso in Puglia. Un trattato di altissimo valore storico sociale, che svela la presenza e l’attività della malavita in terra di Bari.

Tra i documenti c’è uno scritto affascinante ritenuto dagli studiosi il primo pizzino di mafia della storia. Si tratta del testo di una canzone, riportato con un lapis su un fazzoletto dell’epoca, dedicato da Mauro Savino, uno dei più efferati capi cosca baresi, alla nipote Amelia. Quello che potrebbe sembrare un gesto di estrema delicatezza tra consanguinei, in realtà, per gli esperti, nasconde un significato inquietante.

La storia è ambientata agli inizi del ‘900,  si racconta che la giovane Amelia, fosse stata disonorata, e che lo zio, dal carcere, le inviasse messaggi, tra cui alcune parole (il testo della canzone), intitolandole, “Amelia la disgraziata”. Tuttavia, i fatti sembrano prendere un’altra direzione e svelerebbero le reali intenzioni dell’uomo, che avrebbero avuto, invece, come oggetto di interesse un maxiprocesso (che si stava celebrando proprio in quel periodo) e l’omicidio di un medico legale, Michele Introna, fatto ammazzare dal boss per avergli redatto una perizia  sfavorevole.

Savino, in realtà, avrebbe utilizzato quel fazzoletto e il linguaggio criptico del testo (un pizzino), per continuare a guidare i suoi affiliati che erano fuori.  Il documento o se vogliamo l’antesignano dell’odierno pizzino è, ora, conservato in una teca presso l’Archivio di Stato e, grazie a Stefano De Carolis, al Comandante della Fanfara di Roma, l’etno-musicologo, Fabio Tassinari e al Brigadiere musicista, Antonio Moretti, è diventato un testo musicato.

La composizione musicale ha ottenuto il premio “AlberoAndronico 2019” che De Carolis e Tassinari avrebbero dovuto ritirare il 6 marzo scorso in Campidoglio.

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