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Terapia iperimmune

Terapia iperimmune salvavita: quanti ostacoli e perchè?

da Avv. Cosimo Martino

La fase 2 è partita il 4 maggio e già si registra un aumento dei contagi accertato. Sino a ieri, infatti,  in tutta Italia, secondo la Protezione Civile,  i casi in più sono stati  813 casi, di cui 462 nella sola Lombardia.

Non si comprende come mai, in questa fase così delicata,  nella quale occorre  conciliare un difficile ritorno alla normalità con la necessità di tutelare la salute pubblica, non ci si adoperi ancora per potenziare le terapie domiciliari da somministrare sin dai primi sintomi. Così come non si comprende il motivo delle continue polemiche sulla terapia che utilizza il plasma iperimmune  formulata dal dottor De Donno. Anzi, su quest’ultimo punto, si deve evidenziare  che gli ostacoli sono ancora tanti.

E’ di ieri, infatti, la notizia del rifiuto del Consiglio della Regione Lazio, di adottare, nelle aziende del Servizio Sanitario Regionale, un protocollo straordinario semplificato di una terapia a base di plasma iperimmune. E questo, nonostante la sua comprovata efficacia. Difatti, laddove la sperimentazione è avvenuta, la mortalità è passata dal 20 al 6%, specie negli ospedali di Pavia, Brescia, Bergamo e Mantova.

Allora, vi è da chiedersi quali possono essere, in concreto, le ragioni ostative a questa “adozione”. Perchè, se si tratta di una terapia salvavita, non la si utilizza a livello nazionale, prima ancora che regionale? Pare che questa terapia, per alcuni luoghi della politica, “non s’ha da fare”, dimenticando però che tutti coloro che hanno lottato affinchè potesse iniziare una seria sperimentazione terapeutica, in primis il dott. de Donno, hanno  il sostegno dei tutti gli Italiani.

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