Home Cronaca Puglia, arresti domiciliari per il Procuratore capo di Taranto, Capristo
Puglia, arresti domiciliari per il Procuratore capo di Taranto, Capristo

Puglia, arresti domiciliari per il Procuratore capo di Taranto, Capristo

da Elvira Zammarano

Il Procuratore capo di Taranto, Carlo Maria Capristo, è stato arrestato ai domiciliari per fatti riconducibili al periodo in cui era alla guida della Procura a Trani. L’inchiesta ha interessato altre 4 persone – Michele Scivittaro (ispettore di Polizia a Taranto e capo della sua scorta) e tre imprenditori baresi, Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo. Tutti sono accusati, a vario titolo, di tentata induzione a dare o promettere utilità, falso e truffa. Indagato a piede libero, per abuso d’ufficio e favoreggiamento personale, anche il Procuratore Antonino Di Maio, successore di Capristo, a Trani.

Secondo la Procura di Potenza – che segue l’indagine da un anno – i tre fratelli Mancazzo, agli inizi del 2018, avrebbero presentato una querela contro un imprenditore, accusandolo di usura, per ottenere vantaggi economici e benefici di legge derivanti dalla condizione di vittime di usura. La denuncia finì sul tavolo di una giovane pm, Silvia Curione, che cominciò ad indagare. Alla pm non tornavano diverse cose, per cui, ipotizzando (forse) altri scenari, insisteva negli accertamenti. Fu allora che intervenne Capristo per il tramite del suo fedelissimo Scivittaro, con il “suggerimento” di chiudere gli occhi e le indagini e di procedere contro l’imprenditore innocente. La Curione, non solo respinse categoricamente l’invito, ma decise, con determinazione, di andare fino in fondo e inviò una dettagliata relazione al Procuratore Di Maio, lamentando le varie ingerenze subite. Secondo la Procura di Potenza, Di Maio, però, non mosse un dito, anzi, sostenne la richiesta di archiviazione per l’intera vicenda, con l’accusa di usura per l’incolpevole imprenditore. Fino a che il fascicolo non fu avocato prima dalla Procura Generale di Bari e, poi, per competenza funzionale, da quella potentina, che ha avviò le indagini.

I fatti vedono i tre fratelli Mancazzo, molto vicini all’ex Procuratore di Trani. Furono loro, infatti, ad insistere perchè Capristo intervenisse presso la pm Curione – che il magistrato, nelle intercettazioni con i tre (per evidenziare la sua posizione di superiore),  chiamava “la bambina mia”. Le ingerenze, per Francesco Curcio titolare dell’inchiesta a Potenza, erano finalizzate ad “indurre la pm, a perseguire in sede penale, senza che ne ricorressero i presupposti di fatto e di diritto, la persona che loro stessi avevano infondatamente denunciato per usura in loro danno, in modo da ottenere indebitamente i vantaggi economici ed i benefici conseguenti allo status di soggetti usurati”. Poi, la ribellione della Curione, che ha frantumato il sistema, e l’invio della relazione ad Antonino Di Maio. Che, per Francesco Curcio, non “considerò” e anzi, utilizzò il suo potere anche per “procurare l’impunità” a Capristo.

Nell’ordinanza emessa dal Procuratore Curcio si legge ancora, che gli arrestati agivano con “modalità concertate e spregiudicate”, “in un contesto ambientale” e con “una cerchia di fedelissimi” che ruotava intorno a Capristo, definito, in alcune intercettazioni,“il Maestro” (che si dice potesse contare su amicizie elevate). Una cerchia al vaglio degli inquirenti in cui sarebbero implicate diverse altre persone, tra cancellieri, pubblici dipendenti, imprenditori e funzionari. Per quanto riguarda l’accusa di truffa ai danni dello Stato, di cui sarebbero, oltremodo, accusati Capristo e Scivittaro, si configurerebbe, dal 2018 ad oggi, col lassismo e le continue assenze di Scivitarro, che invece di lavorare in Procura, era fuori, nei paesi limitrofi o a Bari, per sbrigare cose sue o del Procuratore. Oppure con le intere giornate pagate come straordinario, sempre,“con l’avallo di Capristo, che controfirmava le sue presenze in servizio e gli straordinari mai prestati”. “Se tu hai bisogno di qualche cosa… vedi che comandiamo noi ancora là. Quindi stai tranquillo”. Era questa la frase con cui l’ex Procuratore capo di Trani, ormai a Taranto, congedava i suoi amici. Fino all’arresto di ieri, misura cautelare eseguita dalla Guardia di Finanza e dalla Squadra mobile di Potenza.

 

Articoli correlati

Lascia un commento