Home Costume e società Se la mascherina si rompe fuori casa: scatta la multa. Per l’avvocato, “Deve prevalere sempre il buonsenso”
E se la mascherina si rompe per strada, che succede Per l'avvocato Martino, Deve prevalere il buonsenso

Se la mascherina si rompe fuori casa: scatta la multa. Per l’avvocato, “Deve prevalere sempre il buonsenso”

da Avv. Cosimo Martino
Cosimo Martino

Avv. Cosimo Martino, civilista, esperto di diritto scolastico e di famiglia, patrocinante presso il Tribunale Ecclesiastico

E’ davvero accaduto e a farne le spese una vip che ha subito sottolineato la facilità con cui si ricorre alla sanzione, nonostante ci siano buoni motivi per intraprendere almeno un tentativo, anche minimo, di  “mediazione”. L’episodio, che sarà per noi fonte di approfondimento e riflessione, è capitato ieri mattina ad Alda D’Eusanio, nota e stimata conduttrice televisiva, che in un  suo video  Instagram,  riferisce di essere stata multata di 400 euro a causa della rottura improvvisa della mascherina. Più precisamente, la conduttrice  racconta di essere entrata nel  bar sotto la propria abitazione quando, improvvisamente, le si è rotto il dispositivo. Tre appartenenti alle Forze dell’Ordine, in quel momento, le hanno le contestato la circostanza con un verbale di 400 euro di multa.

Non hanno neppure atteso che terminasse la sua consumazione  nonostante la D’Eusanio, in modo garbato, cercasse di spiegare “l’incidente”. I militari,  imperterriti, non hanno ammesso alcuna giustificazione, continuando a redigere il verbale sanzionatorio. Un fatto discutibile e banale allo stesso tempo, se pensiamo a quanti prima o poi potrebbero incorrere in tale “sciagura”.  Di fatto,  la rottura di una mascherina, non può essere considerato  un accadimento raro, anzi. Crediamo, invece, che su questo bisognerebbe soffermarsi, richiamando quanti ci governano a fornire precisazioni in merito. Un occasione per sottolineare come, troppo spesso, l’applicazione cieca di una norma o di un regolamento possano dar luogo a sostanziali ingiustizie a scapito dei cittadini. Orbene, in questi mesi abbiamo assistito a diversi episodi  in cui le norme sono state giustamente applicate dalle FF.OO, in altri casi, però, la loro intransigenza ha superato certi  limiti creando, discussioni e, soprattutto, ingiustizie.

  • cittadini che circolavano soli, muniti di mascherina, lungo strade assolutamente solitarie (in aperta campagna o lungo litoranei deserti) o che accompagnavano, sempre muniti di mascherine e guanti, un proprio parente e per lo più figli a controlli medici urgenti o necessari o, fermati e sanzionati;
  • episodio di alcune settimane orsono, relativo ad un cittadino ottantacinquenne, affetto da problemi di udito e di vista,  multato per non aver risposto adeguatamente ai militari che gli chiedevano dove andasse (il signore in questione era di spalle mentre i due militari gli rivolgevano la parola);
  • o, ancora, la signora multata,  pochi giorni orsono,  in quanto da sola somministrava cibo ed acqua ad una colonia felina vicino la propria casa (le colonie feline sono protette dalla Legge e non possono essere abbandonate).

Questi solo alcuni degli episodi capitati a nostri connazionali. Indubbiamente, il rispetto delle regole è doveroso, ma occorre sempre valutare in concreto se vi sia stata la violazione di quella regola e la messa in pericolo del bene che la norma stessa intende tutelare e, se nel caso concreto, non sussista una ragionevole giustificazione.

Facciamo il caso:
Siamo a bordo della nostra auto che, improvvisamente, subisce un guasto, con l’auto riusciamo a fermarci lungo il bordo della strada che stavamo percorrendo, strada sulla quale vige  il divieto di sosta e fermata, dopo pochi minuti sopraggiunge  una pattuglia che, a prescindere dalle circostanze oggettive, procede ad elevare contravvenzione.

Questo paragone potrebbe farsi con quanto accaduto alla D’Eusanio o quanti di noi potrebbero incorrervi. Ci chiediamo, non sarebbe bastato invitare la signora ad uscire dal locale e attendere fuori? Peraltro, della circostanza che la mascherina si fosse appena rotta c’erano vari testimoni.

Come ricorda Cicerone nel De officiis  Summum ius, summa iniuria  (“somma giustizia, somma ingiustizia”), una applicazione acritica del diritto – che non tenga conto delle circostanze a cui le sue norme devono essere applicate nel singolo caso e delle finalità a cui esse dovrebbero tendere – ne uccide lo spirito e può facilmente portare a commettere ingiustizie o addirittura costituire strumento per perpetrare l’ingiustizia. Forse sarebbe il caso di recuperare un po’ di quella antica conoscenza della Legge che è veramente tale solo se applicata equamente.

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