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Didattica a Distanza

Puglia, Preside blocca videolezioni, i genitori, ” Denunciamo alla Procura”

da Elvira Zammarano

Da una decina di giorni, i docenti della scuola media “Bianco Pascoli” di Fasano (BR ), non impartiscono più video lezioni. Lo stop è arrivato dalla Dirigente dell’istituto, Maria Conserva, che ha precisato di aver interrotto tale modalità di insegnamento per garantire la privacy dei suoi studenti. Per le famiglie, invece, si tratta di una sua scelta “arbitraria” e improvvisa che avrà ricadute nefaste sui loro figli, specie per chi è prossimo all’esame di IIIa media.

Tra loro, c’è già chi fa la voce grossa, annunciando una possibile denuncia alla Procura della Repubblica per interruzione di pubblico servizio. La Preside, per ora, è irremovibile, specie dopo il recente intervento della massima autorità in materia di sicurezza sulla privacy, Antonello Soro. Il Garante, in una lettera inviata pochi giorni fa al Ministro della Pubblica istruzione Azzolina, ha sottolineato la pericolosità della situazione. Per Soro, attraverso le piattaforme attivate dai Dirigenti scolastici (come da decreto), stanno confluendo in rete troppi dati sensibili e senza alcuna regolamentazione.

Per verità di cronaca, non si può parlare di una interruzione di pubblico servizio, in quanto le piattaforme attivate per  garantire la c.d. Didattica a Distanza (DaD), non sono mai state autorizzate dal Ministero (come avrebbe scritto una testata on line in un suo articolo di ieri), né tanto meno ci sono state specifiche indicazioni da parte del Miur. Si tratta, al contrario, di scelte che ogni scuola ha fatto in piena autonomia, in quanto l’unica piattaforma autorizzata finora è  il noto Registro elettronico (RE).

C’è da ribadire, inoltre, che le video lezioni, in sincrona o asincrona, non sono la DaD, ma un complemento della stessa e del tutto opzionale.  Ed ogni docente, nel pieno diritto della (sua) libertà di insegnamento, può decidere o meno di utilizzarle. Tuttavia, la situazione è controversa, perché se da un lato ci sono i dati sensibili, le immagini e i minori da tutelare, dall’altro, c’è stata e c’è la necessità di dare una continuità ed una conclusione (più fattibile) ai programmi ministeriali. Anche in vista dei prossimi esami.

Ora, ci chiediamo, cosa avrebbe potuto fare la Dirigente rispetto ad un bene così grande come quello della sicurezza  dei suoi alunni? In che modo avrebbe potuto preservare volti e possibili confidenze degli studenti abituati a raccontarsi con spontaneità ai loro docenti, come se fossero in presenza? Varrà la strategia del più forte e della “comodità” di avere i figli impegnati costantemente davanti ad un PC per seguire lezioni in sincrona, attraverso linee  internet ad intermittenza? Oppure avrà la meglio il buon senso che  mira ad un bene più alto, come quello della sicurezza?

Inoltre, è utile  sapere che molte piattaforme hanno già evidenziato forti criticità, dagli hackeraggi selvaggi alle immagini artefatte di ignari professori, oramai on line alla velocità della luce, descritti in modo offensivo e volgare da “ignoti” su cui la Polizia postale indaga.

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