Home Cronaca Cellamare (BA), La replica di Vurchio a Sofia Di Gioia, “Evitiamo inutili costi alla comunità!”
Gianluca Vurchio, Sindaco Di Cellamare

Cellamare (BA), La replica di Vurchio a Sofia Di Gioia, “Evitiamo inutili costi alla comunità!”

da Elvira Zammarano

Non si è fatta attendere la replica di Gianluca Vurchio, Sindaco di Cellamare, “accusato” dalla componente del M5S, di non aver convocato ancora un Consiglio comunale dall’ultimo indetto 6 mesi fa. Ricordiamo che il disappunto espresso dalla consigliera, Sofia Di Gioia, portavoce del movimento pentastellato del paese, riguardava pure la presentazione di un’importante interrogazione sul giardino comunale di Via T. Ronchi, su cui, secondo la Di Gioia, sarebbe inspiegabilmente calato un velo. Ma il Sindaco, non ci sta e respinge ogni accusa, rimandando al mittente i presunti “addebiti”. Noi di WideNews, pubblichiamo integralmente la nota che il Sindaco Vurchio ci ha inviato, per rispetto al diritto di replica del Primo cittadino e di cronaca.

“Mi spiace leggere talune affermazioni dei componenti della minoranza del M5S di Cellamare, dove, almeno sino ad oggi, ritengo si sia lavorato in un clima di serenità”,  dice il Sindaco.

“Come ho già avuto modo di spiegare in diverse occasioni, le interrogazioni presentate, saranno discusse nel primo consiglio comunale (utile) che verrà convocato. Ritengo, al fine di fugare dubbi e dichiarazioni inesatte – da parte dello stesso movimento – che il consiglio comunale, organo di controllo amministrativo e politico, ha delle specifiche competenze previste dal testo unico degli enti locali, che (evidentemente) non sono solo rappresentate dalle interrogazioni consiliari”.

Quindi, dice ancora il Sindaco, “Ritengo superfluo procedere alla convocazione di un consiglio (comunale), per la sola discussione delle interrogazioni consiliari presentate “, così come ritengo giusto ricordare che  “ogni seduta ha un costo per l’intera collettività” .

“Aggiungo, inoltre, che il regolamento di funzionamento del consiglio (comunale) prescrive la trattazione – ben diversa dalla discussione – entro trenta giorni, e che tale termine – ribadisce Vurchio- non è da considerarsi perentorio, ma ordinatorio. Così com’è stato chiarito dallo stesso Ministero dell’Interno”.

“Le modalità di richiesta di convocazione di un consiglio (comunale), nei pieni diritti dei consiglieri (comunali) per l’espletamento del loro mandato amministrativo”, spiega ancora, “è ben diverso dal deposito di interrogazioni e interpellanze”.

Per cui, conclude, “I modi per la richiesta di convocazione di un consiglio, sono noti alla minoranza, nel rispetto delle norme e dei regolamenti”.

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