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Il professor d'altro messo a punto una terapia (iperimmune) per contrastare curare i malati con

Terapia Tarro: tra sterili polemiche e ostruzionismo?

da Avv. Cosimo Martino

Il professor d'altro messo a punto una terapia (iperimmune) per contrastare curare i malati conIl plasma dei guariti dal coronavirus può curare i malati di COVID-19. Al Carlo Poma di Mantova e al policlinico San Matteo di Pavia, si è conclusa da pochi giorni la sperimentazione e “i risultati visti nei casi singoli sono stati sorprendenti”, dice il responsabile dell’Immunoematologia e Medicina trasfusionale del Poma, dott. Giuseppe De donno. Intorno a questa possibile cura contro il coronavirus che, considerati gli sviluppi degli ultimi giorni, appare sempre più una certezza,  si è scatenata una lotta sui social tra favorevoli e contrari.

E’ notizia di oggi, che  in Puglia, come in altre regioni d’Italia, è arrivato l’ok del Comitato etico per l’utilizzo del plasma con gli anticorpi dei guariti. Un utilizzo indicato “per il malato grave e laddove c’è una infezione forte che può essere bloccata dagli anticorpi”, è quanto spiega il professor Lopalco (epidemiologo dell’Università di Pisa e coordinatore scientifico della task force pugliese per l’emergenza Coronavirus),  secondo cui con questo tipo di terapia si può avere un buon esito. “Ovviamente è una cura per i pazienti che sono già in ospedale, non si può fare a casa”, ha chiarito Lopalco. Dal suo canto, lo stesso presidente della Regione, Michele Emiliano ha dichiarato che “In Puglia non lasciamo nulla di intentato: tutte le notizie scientifiche diffuse dalla comunità dei ricercatori vengono verificate e nel caso si iniziano le sperimentazioni, come sta avvenendo per l’utilizzo del plasma con gli anticorpi dei guariti”. Ma andiamo con ordine e ricordiamo ai lettori chi è il prof. Tarro, colui che per primo ha messo a punto e sperimentato la terapia con “plasma iperimmune”.

Napoletano, il prof. Giulio Tarro è stato allievo del grande Albert Sabin, inventore del  vaccino contro la poliomielite. Giulio Tarro e Albert Sabin, per primi al mondo, hanno studiato l’associazione dei virus con alcuni tumori dell’uomo presso l’Università di Cincinnati, Ohio, dove Giulio Tarro è stato collaboratore di ricerca presso la divisione di virologia e ricerche contro il cancro del Children Hospital (1965-68) e quindi assistant professor di ricerche pediatriche del College of Medicine (1968-69). Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e del National Cancer Institute (USA) a Frederick, Maryland, Tarro è stato antesignano della diagnosi e della terapia immunologica dei tumori e coordinatore dell’ipertermia extracorporea in pazienti con epatite C per il First Circle Medicine di Minneapolis. Ha scoperto la causa del cosiddetto “male oscuro di Napoli”, isolando il virus respiratorio sinciziale nei bambini affetti da bronchiolite e salvando la vita a migliaia di loro.

Tarro, più volte candidato al Nobel per la Medicina e insignito a dicembre 2018 del premio virologo dell’anno dall’Associazione internazionale dei migliori professionisti del mondo, è presidente della Commissione sulle biotecnologie della virosfera di WABT creata sotto l’egida dell’Unesco e autore di numerose ricerche presso le università statunitensi e di oltre 400 tra studi e articoli scientifici.  Basti dire che nel giorno in cui gli fu conferito il premio, una sua gigantografia capeggiò in Time Square a New York, ma l’evento, in Italia,  fu ignorato.

Va detto, infine, che il professore non è stato nominato membro  di nessuna delle decine di Task Force sanitarie  italiane. Indubbiamente, ogni terapia va sperimentata, ma da cronisti non possiamo esimerci dal rilevare che il prof. Tarro, luminare di indiscussa competenza ed onestà, celebrato e ammirato dai più esperti virologi al mondo,  che da tale terapia non può e non intende trarre alcun profitto personale (ricordiamo che si tratta di una terapia a costo zero), improvvisamente, è stato fatto oggetto, da parte di alcuni organi di informazione, di attacchi volti a screditarne la professionalità.

In numerosi post e pagine Facebook abbiamo dovuto leggere penose affermazioni del tipo “si, secondo Tarro dobbiamo aspettare di essere infettati gravemente per poter essere sottoposti alla sua terapia” o,  ancora, da parte di alcuni autori di blog e pagine web, allusioni circa l’età del professore. Fortunatamente, i sostenitori della terapia Tarro, hanno ben chiarito che terapia e vaccino percorrono due binari differenti e che sarebbe assurdo, in attesa del vaccino, non sottoporre a terapia con il “plasma iperimmune” tutti i pazienti idonei a riceverlo.

Il professor Tarro ha semplicemente messo a disposizione del mondo, ancora una volta, la propria esperienza e la propria competenza, con gratuità e semplicità così come solo i grandi uomini di scienza sanno fare. E ciò, a nostro parere, non dovrebbe suscitare quelle che possono apparire sterili polemiche o attacchi personali che, a loro volta, potrebbero ingenerare nei cittadini l’erronea idea di una volontà ostruzionistica in alcuni uomini di scienza.

 

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