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Scuola – Incontro al vertice tra i sindacati della Scuola, “Il ministro deve ascoltarci”

Scuola – Incontro al vertice tra i sindacati, “Il ministro deve ascoltarci”

da Elvira Zammarano

“Tornare a Scuola in sicurezza per tutti “, è l’appello lanciato dai sindacati della Scuola, durante la video conferenza stampa unitaria, di oggi. I punti toccati sono stati diversi e tutti di estrema importanza. Naturalmente il più “sentito” fa riferimento alla riapertura settembrina delle scuole che deve avvenire in assoluta sicurezza. Le parole del ministro, “divideremo le classi, una parte starà a casa e potrà seguire in collegamento con l’altra metà che, invece farà didattica in presenza”, hanno lasciato una lunga scia di polemiche. Poi, ieri il suo dietro-front – “sono solo proposte flessibili, non imposizioni ”. La reazione dei sindacati non si è fatta attendere e dopo le prime risposte a caldo, oggi, la video conferenza.

Gli interventi dei Segretari generali Rino Di Meglio (Gilda), Maddalena Gissi (CISL Scuola), Elvira Serafini (SNALS), Pino Turi (UIL Scuola RUA) e Francesco Sinopoli (FLC CGIL) hanno evidenziato innanzi tutto le oggettive difficoltà legate alla didattica a distanza, sottolineando come questa mai potrà rimpiazzare quella in presenza. “È un’attività emergenziale e tale deve rimanere”, hanno detto tutti.

Per Maddalena Gissi, è impossibile “pensare alla Scuola come ad un grande fratello”. “Le telecamere, i ragazzi divisi. Fantascienza”, ha detto. “Pensando ai costi”, ha poi sottolineato, “laddove fosse anche possibile, per esempio, solo  parlando dell’infanzia e della primaria, ci vorrebbero fondi per almeno 3 miliardi e mezzo di euro”. È stata anche toccata la questione precari, per la Gissi “queste persone si aspettano una risposta come anche i docenti precari di sostegno. Per coloro che non avranno la possibilità di entrare in questa procedura concorsuale, avranno da noi, l’opportuna assistenza legale gratuita. Accompagneremo quanti hanno lavorato in tutti questi anni da precari”.

L’intervento di Elvira Serafini dello SNALS, ha messo in evidenza come il percorso dei sindacati miri ad una unità di intenti, “Cinque sigle sindacali – ha detto –  seppure diverse, ma unite per obiettivi comuni”. Poi, ha espresso la sua preoccupazione per l’assenza di un protocollo d’intesa sulla sicurezza, “si sta parlando di esami di maturità in aula. E come saranno? Anche perché non ci sono finanziamenti e neppure bacchette magiche”. Ha poi concluso, “andremo a parlare proprio per gli esami di Stato. Però è strano che prima si annunciano le decisioni attraverso Facebook, giornali e poi si chiamano al tavolo le organizzazioni sindacali più rappresentative, che hanno il polso della situazione”. La verità è che “Siamo visti come coloro che vanno “contro”, invece noi non andiamo contro, ma vogliamo collaborare e dire quali sono le nostre proposte”.

Preoccupazione espressa anche dal segretario della UIL Scuola RUA, Pino Turi, “siamo al 4 maggio e non c’è stato ancora alcun tipo di confronto. Nessun dialogo. In altri settori lavorativi sono stati fatti già accordi, per la Scuola no. Ci preoccupa soprattutto l’approccio burocratico – spiega il segretario – la Scuola ha dato prova di grande resilienza, riorganizzandosi per mantenere vivo il rapporto con gli studenti. Questo è in definitiva la DaD. Alla situazione straordinaria non si può rispondere con l’ordinario. Il ministro, invece, va avanti come se non ci fosse il coronavirus. Per troppi anni ci sono stati tagli alla Scuola come per la Sanità. L’ultimo – ha detto Pino Turi –  è stato sventato da noi. Il Mef aveva cercato di ottenere altri tagli in base ad una riduzione degli alunni e sulla base di vecchi parametri ci sarebbe stato il taglio. Quando invece c’è bisogno di investimenti”.

Per Francesco Sinopoli, segretario della FLC CGIL, “non si può far ripartire la Scuola con un’organizzazione del lavoro basata sulla didattica in presenza, cosa che genererà per forza un protocollo di sicurezza ben dettagliato, senza predisporre un investimento straordinario. L’idea che ce la caviamo con una didattica in presenza e a distanza, nasconde proprio questa mancanza di consapevolezza. Il Governo – conclude Sinopoli -deve sapere che senza l’investimento nel tempo Scuola, non esiste organizzazione del lavoro possibile e immaginabile”

L’ultimo intervento è stato del segretario generale della Gilda, Rino Di Meglio “l’emergenza – ha spiegato Di Meglio – è stata proclamata il 25 gennaio e il lockdown è durato due mesi abbondanti. In tutto questo tempo le aziende, grandi e piccole, si sono organizzate per riprendere a lavorare. Hanno fatto investimenti e messo in sicurezza i dipendenti. La Scuola, invece, no. In questo tempo non è stato fatto nulla per prepararla, non dico alla ripresa di settembre, ma neppure per le cose di questi giorni. Se qualcuno pensa che la scuola sia una macchina, dove basta spingere un bottone dal ministero per farla ripartire, si sbaglia. Non è così – ribadisce –  perché la Scuola è la più grande azienda di questo Paese con oltre 1 milione di persone che ci lavorano oltre agli studenti che la frequentano. La scuola per gli esami di Stato e per la riapertura di settembre, ha bisogno di investimenti enormi e di elasticità”. Ma anche di “saggezza e ascolto. A tal proposito confesso che abbiamo sofferto come sindacati da parte di questo ministro, la totale mancanza di ascolto. La prima volta che ci ha ricevuto ci ha dato a testa 6-7 minuti per esprimerci”, ha concluso il segretario della Gilda”.

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