Home Salute Covid – I decessi calano, ma in alcune province aumentano i contagi, condizione che costerà cara al Sud?
Covid – I decessi calano, ma in alcune province aumentano i contagi, condizione che costerà cara al Sud?

Covid – I decessi calano, ma in alcune province aumentano i contagi, condizione che costerà cara al Sud?

da Avv. Cosimo Martino

737 nuovi casi in Lombardia, a fronte dei 598 di ieri, con un significativo calo dei decessi – 88 contro i 93 del giorno prima. Certamente rincuora (e crea aspettative) la diminuzione dei decessi. Al contempo, però, colpisce questa situazione a “macchia di leopardo”, con l’aumento rilevante dei contagi in alcune zone della penisola e la diminuzione significativa in altre. Ma è proprio questo che ci deve far  riflettere.

Innanzitutto, vale la pena sottolineare, partendo proprio dagli esperti, che, nel caso di soggetti risultati positivi  e asintomatici, l’unico strumento di controllo e prevenzione è la quarantena. Come segnalato nell’articolo di ieri, l’evidente inefficacia di tale “strumento” dei soli 14 giorni di isolamento, è sotto gli occhi di tutti. Ovvio che i soggetti saranno sottoposti a tamponi e test – sulla cui “attendibilità”, tra l’altro, ancora si discute – ma non dimentichiamo i casi conclamati di chi, pur risultando negativo ha sviluppato successivamente l’infezione.

Pertanto, ritornando all’esodo dal nord – coincidente con la fine del lockdown e del nuovo DPCM -,  e sul diritto sacrosanto dei nostri parenti e amici di tornare dalle loro famiglie, ricordiamo di farlo solo in situazioni di “assoluta” necessità e con estrema prudenza. Del resto, non lo diciamo noi, ma un decreto appena emesso e un dato che è sotto gli occhi di tutti: 3 milioni i cittadini, nelle prossime 24h, migreranno dal nord al sud. Giocoforza, dovremo prepararci.

La stima, dal punto di vista puramente sanitario, depurata cioè da ogni tipo di polemica o diatriba politica, è inutile negarlo, spaventa. Spaventa anche per il fatto che, al momento, non esiste un protocollo sanitario nazionale per la terapia domiciliare da somministrare ai primi sintomi (in quanto ancora in fase di studio)  e, come già evidenziato, la quarantena (fiduciaria) di soli 14 giorni, non offre alcuna garanzia.

Anche qui, ci chiediamo: Non sarebbe davvero il caso di pensare, quanto meno a scaglionare rigorosamente gli spostamenti prevedendo, per es., una gradualità in base all’effettiva necessità? Il nostro sistema sanitario, non è stato già messo a dura prova? Abbiamo già dimenticato le vittime, i carri che sfilavano all’inbrunire carichi di “Morte” e disperazione? Vogliamo parlare dei caduti sul lavoro? Dei medici, degli infermieri, degli operatori sanitari e soccorritori che non ci sono più. Di coloro che sono stati strappati a famiglie e figli.

L’Italia che ci piace non è questa. O meglio non è questo lo slogan. E se proprio dobbiamo usarne uno, mi affiderei al saggio e vecchio adagio “meglio prevenire che curare”. Ma dico, non sarebbe il caso di ritornare a quell’idea così naturale che, forse, come società ancora libera e non completamente dominata dalle priorità del mercato, ci induceva, istintivamente e senza pregiudizio alcuno, a  mettere al primo posto la vita? Noi, come strumento di informazione (libera) non molleremo, il nostro dovere è far riflettere le coscienze senza se e senza ma, per tutelare la salute e la vita di tutti.

Articoli correlati

Lascia un commento