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Bari – Scuola e didattica a distanza: dalla parte dei genitori

Bari – Scuola, didattica a distanza e famiglie: dalla parte di un papà

da Elvira Zammarano

L’attuale emergenza sanitaria ha totalmente stravolto la nostra vita, ora apprezziamo ciò che prima davamo per scontato. Una passeggiata all’aria aperta, lo sport, il teatro, il bar, gli amici e, diciamolo pure, anche la scuola. La scuola tradizionale ovviamente. Quella in presenza. Quella in cui, nel bene e nel male,  il docente sedeva in cattedra e da lì svolgeva la lezione. Criticata, osteggiata, incompresa, ora la lezione insieme al docente, manca a tutti, famiglie e studenti. Ecco che via via  si sta facendo strada la didattica a distanza:  panacea del momento – incaricata di accordare tutti, MIUR, Dirigenti, Insegnanti e famiglie – oppure  scoperta di una possibile sua utilizzazione futura? Lo chiederemo al papà di due bambine che frequentano una scuola elementare di Bari.

L’emergenza Covid e la conseguente chiusura della scuola, quanto hanno inciso nella sua vita familiare?
“Sta influenzando in modo importante la nostra vita in generale, dalle relazioni amicali, lavorative ai genitori anziani, da cui, gioco forza, abbiamo dovuto prendere le distanze, fino alla novità della didattica a distanza. Questa modalità d’insegnamento, sconosciuta e che ha bisogno dell’uso degli strumenti tecnologici per essere svolta, ha davvero molti limiti. Troppi. Computer che quasi sempre sono utilizzati in condivisione con il resto della famiglia. Io e mia moglie per esempio utilizziamo lo smart working e spesso siamo costretti ad alternarci per consentire anche alle bambine di svolgere le loro lezioni”.

Che difficoltà state incontrando nello specifico?
“Intanto emerge la difficoltà di vivere relazioni interpersonali in casa, scandite da ritmi sconosciuti. Difficoltà  amplificate dallo stato di quarantena e timore, dai comportamenti dei bambini che vorrebbero i loro spazi di gioco e le loro piccole libertà. Diventa tutto estremamente complicato, come è possibile creare per i ragazzi uno stato di normalità se di normale, in questo momento non c’è nulla”.

E per la scuola?
“Anche per la scuola, si richiede lo svolgimento di una programmazione adatta per una didattica in presenza. Ma questo è irrealizzabile. Da un lato i docenti spingono perché si faccia questo, ma concretamente è pura utopia. Meglio non prendersi in giro”.

I docenti, in qualche modo, riescono a garantire la loro vicinanza?
“Non abbiamo mai smesso di comunicare e sono sempre vicini a noi come famiglia e alle bambine. Stanno facendo davvero l’impossibile e i loro sforzi sono immensi. In fondo credo che la didattica a distanza sia una novità anche per loro”.

Come si svolge  praticamente?
“Il lavoro didattico viene organizzato dai docenti, informando le famiglie, tramite anche il registro elettronico. Ma non si escludono altri mezzi. Poi i genitori devono barcamenarsi tra varie piattaforme offerte dal registro elettronico Axios,  dedicato alle famiglie. Oppure si  utilizzano le chat di gruppo, dove possono essere inviati compiti ed esprimere perplessità, dubbi e interrogativi. Uno dei più grossi problemi che stiamo vivendo come genitori, è quello di dover suddividere il tempo e il computer – linea internet permettendo – tra il nostro smart Working e il lavoro di insegnanti improvvisati”.

Attraverso le chat emergono particolari difficoltà?
“Alcuni genitori lamentano il fatto che c’è poca considerazione verso quelle realtà familiari con sfumature sociali diverse. Dietro ogni registro elettronico ci sono spesso situazioni di difficoltà che la didattica in presenza, di solito, appiana o supera. Non tutti, infatti, hanno un computer, una stampante, uno scanner e quindi devono far riferimento ad altre persone o ai propri cellulari, non sempre smart, e non sempre attivi”.

Insegnanti improvvisati, un ruolo complesso oppure facilmente sostenibile?
“Siamo più o meno tutti concordi nel dire che l’invio di materiale didattico che non sia  preceduto da una spiegazione relativa ai contenuti o che non preveda un intervento successivo di chiarimento, deve essere abbandonato. Questo non sollecita affatto l’apprendimento. Alcuni di noi, già esacerbati da una condizione di disagio – come dicevamo – non sono pronti, ma soprattutto, non sono preparati a svolgere un ruolo che non gli appartiene. È come se io chiedessi ad un insegnante di svolgere improvvisamente il mio ruolo di giudice o quello di mia moglie che è ingegnere. Occorre tra l’altro evitare che vi siano sovrapposizioni e curare che il numero dei compiti sia concordato tra docenti, in modo da evitare un carico eccessivo di lavoro. Pensare magari anche ad un invio dei compiti svolti in un unico file, ad una scadenza concordata, settimanale o quindicinale”.

Ci sono altri aspetti che vorrebbe ancora sottolineare?
“La didattica a distanza è sicuramente l’unico mezzo ora. Ma è impensabile che si possa usare ad emergenza finita. Perché l’insegnamento si nutre di relazione fisica e di emozioni vive, scambi amicizie, scoperte intellettuali e crescita personale e morale che non vengono garantite da connessioni che saltano, ritornano e si interrompono di nuovo. Molti bambini chiedono spesso di ascoltare la voce delle maestre e di volerle vedere. Chiedono di poter essere ancora rassicurati dalla loro autorevole  comprensione, che va oltre davvero  la mera assegnazione dei compiti”.

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1 comment

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Marialuisa 21 Marzo 2020 - 15:39

Questa emergenza per la scuola tutta, presentatasi senza alcuna previsione, ha indotto famiglie e docenti a sconvolgere la propria esistenza: accanto al timore, legato ai rischi di un contagio non immaginabile, si affianca la necessità di stabilire un contatto con alunni forzatamente allontanati dalle proprie classi da questo male invisibile e pericoloso. Le incertezze della comunità scolastica legate spesso all’inadeguata capacità di molti insegnanti di perseguire una didattica a distanza, contribuisce ad allargare il senso di smarrimento delle famiglie e soprattuto dei ragazzi .Inoltre, Dirigenti pervasi o forse costretti da sollecitazioni piovute a singhiozzo dall’alto, che poco hanno a che spartire con la realtà contingente, inducono i docenti a lavorare incessantemente per soddisfare l’invito a continuare l’attività d’insegnamento-apprendimento come se la capacità di adeguarsi al nuovo e all’emergenza sia qualcosa di naturale . E’ necessario che tutti ci diamo una calmata, e ci fermiamo a riflettere sul modo che la forza delle cose ci induce a fare. I docenti riscoprono così , la potenza del legame che interagisce tra loro e gli alunni a cui si dedicano con ogni mezzo, nel limite però di una sana consapevolezza che in questo momento resta fondamentale e unico il calore della famiglia, che può e deve aiutare gli alunni e le alunne a comprendere e a superare questa brutta lezione tenuta dalla Vita.

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