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Lo sfogo di un bancario, “ Noi a rischio continuo e senza protezioni”

Lo sfogo di un bancario, “ Noi a rischio continuo e senza protezioni”

da Elvira Zammarano

“Hanno chiuso parchi e giardini, strutture sportive all’aperto, proibito passeggiate e ci martellano continuamente con lo slogan “Io resto a casa”. In tutto questo, però, c’è qualcosa che non mi torna”. È lo sfogo  di B.A.,  barese 44enne, di professione bancario, che afferma di non comprendere quelle che lui chiama “una serie di contraddizioni di fondo”, rispetto ad un’emergenza conclamata, contro cui si sta combattendo, ma su piani, evidentemente, diversi.

“Se gli uffici postali da sempre hanno il vetro protettivo che separa l’utenza dagli operatori, la maggior parte delle nostre filiali sono open. Aperte. Libere. Qui  però – dice B.A. -, non si tratta solo del “vetro”, ma di una serie di omissioni che ci mettono a serio rischio. Faccio riferimento, per esempio, alla continua manipolazione dei soldi, contro la mancanza di mascherine e guanti”.

“Non solo, ma che razza di cautela è sospendere il lavoro per 2/3 giorni a settimana, se poi le persone per diverse esigenze – molte delle quali non essenziali – si accalcano nelle giornate rimanenti, fuori dalla banca, in fila – non sempre composta – oppure rinchiusa nella zona self. Ovvero, quegli spazi dove sono spesso allocati bancomat e cassetti porta oggetto”.

“Secondo me – continua B.A. -,  il servizio da garantire in assoluto è la possibilità di prelevare al bancomat e, ovviamente, in cassa per chi non ha la carta. Poi, mi chiedo che senso ha entrare, con l’intera famiglia, per consulenze su mutui o finanziamenti in questo momento. Consulenze che possono durare,  tra l’altro, oltre un’ora e alla distanza di 70 cm, cioè quanto quella di una scrivania”.

“La gente ora è più libera proprio perché “Io resto a casa” e quindi approfitta della banca anche per operazioni non urgenti o di assoluta necessità, che possono essere tranquillamente rinviate. Davvero un insopportabile paradosso. Inoltre, ogni operatore, se in cassa, vede minimo dai 40 ai 60 utenti al giorno, e  se consulente, dalle 4 alle 5 famiglie ogni volta. Ditemi se questo non è un rischio. Senza pensare poi a quando si torna a casa – conclude amareggiato B.A.. Credetemi, non è dei più sereni, visto che ad aspettarci ci sono mogli, mariti e figli. Si parla tanto di buone pratiche e buonsenso. La verità è che alle parole non seguono mai i fatti. Proprio ora, invece, sarebbe necessaria un’azione forte e coordinata, a tutela di noi lavoratori e degli stessi clienti”.

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