Home Cronaca Puglia – “Operazione Bios”, 240 mila tonnellate di rifiuti speciali, trattati come “compost” e venduti come fertilizzante
Puglia – Operazione Bios, 240 mila tonnellate di rifiuti speciali, trattati come “compost” e venduti come fertilizzante

Puglia – “Operazione Bios”, 240 mila tonnellate di rifiuti speciali, trattati come “compost” e venduti come fertilizzante

da Elvira Zammarano

Il Nucleo di polizia Economico Finanziaria, coordinato dalla DDA di Bari, ha condotto una delicatissima indagine che ha portato 7 persone agli arresti domiciliari e altre 9, tutte del foggiano,  all’obbligo di dimora, per un illecito profitto di 26 milioni di euro. L’ingente patrimonio, soggetto a confisca, era costituito da 255 terreni agricoli ( 353 ettari), 48 immobili, 4 complessi aziendali, quote societarie, conti correnti e depositi finanziari, beni mobili e beni mobili registrati .

I reati contestati riguardano l’ambiente e il traffico dei rifiuti. Le società e le persone coinvolte avrebbero trattato abusivamente e in forma organizzata 240.000 t. di scarti speciali provenienti da imprese della Campania, della Puglia e da diversi Enti locali, identificandoli come “fertilizzante organico, stabilizzato biologicamente, con buona dotazione di elementi nutritivi, ricco di sostanze umiche, di pezzatura definita, igienicamente sicuro, esente da semi vitali di infestanti”. In realtà le imprese non avrebbero applicato le corrette procedure tecniche per trattare la frazione organica dei rifiuti conferiti, che al termine dell’intero processo di riciclo, manteneva ancora le caratteristiche di “rifiuto speciale non pericoloso”, ma non di fertilizzante come veniva definito. Tale “compost”, la cui destinazione era il mercato agrotecnico, veniva effettivamente  smaltito, in maniera arbitraria, in diversi terreni agricoli in provincia di Foggia.

Lo smaltimento del presunto fertilizzante avveniva mediante una vendita simulata, accompagnata da falsa documentazione contabile e di trasporto, con il successivo abbandono del “prodotto” sui terreni agricoli individuati. Lo smaltimento inadeguato e non a norma, generava  l’emissione di sgradevoli odori a danno dei residenti della zona, costretti a respirare le pericolose esalazioni.

Il meccanismo fraudolento – smascherato dagli specialisti del Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo PEF di Bari – prevedeva il rilascio del prodotto ad imprese agricole estranee alle indagini, inesistenti o sprovviste di suoli adatti alla coltivazione e quindi alla ricezione di concimi. Tutto avveniva ostacolando l’attività di vigilanza e controllo ambientale, attraverso documenti contabili e fiscali creati ad hoc. I compensi milionari sarebbero derivati dalla ricezione dei rifiuti destinati al trattamento e dal risparmio ottenuto dalla scorretta procedura di gestione.

E’ stato, infine, disposto l’ulteriore sequestro “impeditivo” di terreni e mezzi di trasporto e movimento – oltre 3 milioni di euro – utilizzati per mettere in atto le gravi violazioni.

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