Home Cronaca Altamura (BA) –  In carcere i due criminali che tentarono di uccidere un innocente
Altamura (BA) -  In carcere i due criminali che tentarono di uccidere un innocente

Altamura (BA) –  In carcere i due criminali che tentarono di uccidere un innocente

da Elvira Zammarano

La complessa indagine, supportata dalle attività tecniche e dinamiche del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari e dalle dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia, si è conclusa lo scorso novembre 2019, con l’arresto del 49 enne Mario Dambrosio di Altamura e del 34 enne Alfredo Sibilla di Bari.
Le attività investigative, coordinate dalla Procura della Repubblica–DDA di Bari, hanno appurato che Mario Dambrosio,  appartenente all’omonimo clan di Altamura, già condannato in appello in quanto mandante dell’attentato dinamitardo al Circolo Green – avvenuto nel 2015 – in cui perse la vita, da innocente, il giovane calciatore altamurano Domenico Martimucci, è la mente di un altro (tentato) omicidio, il cui obiettivo era il pregiudicato Giovanni Loiudice, detto “Giannino”.
Secondo le indagini, Michele Loiudice, figlio di Giovanni, nel 2010, aveva ucciso Bartolomeo Dambrosio, fratello di Mario. Quest’ultimo, per vendicarsi, aveva incaricato Alfredo Sibilla, detto“il brillante” – un pregiudicato vicino al clan di Cosola di Bari – di uccidere Giovanni Loiudice, padre di Michele.
Il 24 settembre 2014, Sibilla e il complice (non ancora identificato), organizzano l’agguato muniti di una calibro 45 e di una foto dell’uomo. I due avevano avuto notizia che Giovanni Loiudice avrebbe dovuto sottoporsi, presso il “Perinei” di Altamura, ad una visita medica. I killer allora si appostarono vicino l’ingresso del nosocomio, pronti a far fuoco.  Entrambi, credono di individuare la vittima in un uomo che in quel momento usciva dall’ospedale.
In realtà si trattava di Pietro Bigi, un carpentiere di Altamura, totalmente estraneo al mondo della criminalità. Il brav’uomo, incensurato, era andato in clinica per accertamenti diagnostici, legati ad un incidente che tempo prima aveva avuto sul lavoro.  Il poveretto fu colpito, per puro sbaglio, con tre colpi di pistola al torace e al braccio, che gli causarono  danni permanenti.
Un agguato in piena regola per il Gip, in cui ha riconosciuto l’aggravante del ‘metodo mafioso’, ovvero, il fatto che è stato compiuto in pieno giorno, in un luogo densamente frequentato, a volto scoperto e con esplosione di più colpi d’arma da fuoco. I killer, ora, sono stati arrestati dai carabinieri di Bari con due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip di Bari, eseguite ad Avellino e Voghera (PV), su richiesta della Procura della Repubblica – DDA.

 

 

Articoli correlati

Lascia un commento