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Quartiere Libertà, Omicidi Luisi,  si chiude il cerchio intorno al clan Strisciuglio

Bari –  Quartiere Libertà, Omicidi Luisi,  si chiude il cerchio intorno al clan Strisciuglio

da Elvira Zammarano

La sera del 30 aprile 2015, Antonio Monno e Christian Cucumazzo (“kamikaze”), rispettivamente di 33 e 26 anni, affiliati al clan Strisciuglio, raggiunsero incappucciati e armati un circolo ricreativo di via Calefati, nel quartiere Libertà. All’interno del circolo, in quel momento c’erano Luigi Luisi e il figlio Antonio di 27 anni. Obiettivo dei killer era Luigi, appartenente al gruppo criminale “Mercante”, storico clan stanziale del Libertà. Al momento della sparatoria il 27enne Antonio, nel tentativo di proteggere il padre, si frappose fra il genitore e i killer, rimanendo ucciso sul colpo. Luigi Luisi, seppure gravemente colpito alla testa, si salvò. Immediatamente le indagini collocarono l’omicidio in un contesto di guerra fra clan per la conquista della leadership del territorio.

Nel 2016, Luisi fu nuovamente vittima di un agguato sempre ad opera di un’articolazione del clan Strisciuglio, presente nel quartiere Libertà. Ferito gravemente, l’uomo morì poco dopo.

Nel febbraio del 2017, la Polizia eseguì un decreto di fermo, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, per i reati di omicidio premeditato, tentato omicidio e porto d’armi abusivo, aggravati dal metodo mafioso,  nei confronti di  diversi pregiudicati del clan Strisciuglio: Domenico e Gaetano Remini 33 e 22 anni e Donato e Maurizio Sardella di 24 e 40 anni.

Sempre nel 2017, le indagini individuavano, quali mandanti dell’omicidio del giovane Luisi, il 33 enne Alessandro Ruta (“U Russ”) e il 35enne Vito Valentino (“Vituccio”), altri esponenti di spicco del gruppo criminale, attivo al San Paolo, ma con pressanti mire espansionistiche nel quartiere “Libertà”. I due, su richiesta della DDA di Bari, furono arrestati con un’ordinanza del Gip, il quale però in quella stessa occasione, rigettò la richiesta cautelare relativa a Monno, Cucumazzo e Remini, poichè  all’epoca dei fatti, non ritenne sufficienti gli elementi acquisiti a loro carico.

Oggi la svolta, grazie alla puntuale attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica – DDA di Bari, eseguita dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile, che ha permesso di acquisire ulteriori elementi a carico di tutti gli autori dei gravi fatti di sangue.

Lo scorso 19 dicembre, c’è stata la sentenza di 1° grado, che ha condannato a 20 anni, Valentino, Ruta, Cucumazzo e Monno per l’omicidio del 27enne Luisi e il tentato omicidio del padre, stessa pena per Domenico Remini ritenuto responsabile di entrambi gli omicidi. Mentre per i Sardella – Maurizio e Donato – la condanna è stata quantificata, rispettivamente, in 20 e 18 anni (per la morte di Luigi Luisi). Per Gaetano Remini, invece, la pena è stata di 16 anni. Nel corso del rito abbreviato sia Donato Sardella che Gaetano Remini hanno ammesso le proprie responsabilità sull’omicidio di  Luigi Luisi.

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