Home Cronaca Bitonto (BA) – “ Tu di qua non esci vivo”, minacce aggravate dal metodo mafioso ad imprenditore, arrestato affiliato del clan Cipriano
Tu di qua non esci vivo”, minacce aggravate dal metodo mafioso ad imprenditore, arrestato affiliato del clan Cipriano

Bitonto (BA) – “ Tu di qua non esci vivo”, minacce aggravate dal metodo mafioso ad imprenditore, arrestato affiliato del clan Cipriano

da Elvira Zammarano

“Tu di qua non esci vivo”, avrebbe gridato Roberto Lovero, detto “U Can”, affiliato del clan Cipriano, mentre armato di pistole, ordinava ai suoi scagnozzi di legare, con alcune fascette, mani e piedi di un imprenditore bitontino e di chiuderlo in cantina.

La solita storia di chi pensa di poter far suo il mondo con le prepotenze, la violenza e le prevaricazioni. Ma l’imprenditore, costruttore di edifici residenziali, da uomo libero, ha denunciato, nonostante il “sequestro”, le minacce a mano armata e le più recenti intimidazioni.

La vicenda è nata da una sua denuncia risalente al 2014, dopo la cessione del 50% di una Srl ad uno zio, socio in affari. La cifra pattuita era di € 1.250.000, previo acconto di € 135.000. Passato diverso tempo il costruttore voleva rientrare dei suoi soldi, ma lo zio si rifiutava ostinatamente di onorare il debito.

Vistosi alle strette, nel 2018, il costruttore decide di denunciare tutto ai Finanzieri della Tenenza di Bitonto. Tuttavia, dopo neanche un giorno, l’uomo ha dovuto ripresentarsi presso la stessa Tenenza per fornire un ulteriore integrazione alla prima denuncia.

Il costruttore ha raccontato di essere stato “convocato” da Roberto Lovero, trentenne, affiliato del clan Cipriano, il quale, brandendo due pistole e gridandogli più volte “Tu di qua non esci vivo”, gli intimava di ritirare la denuncia. Nel contempo, per rafforzare la minaccia, ordinava a due complici, chiamati per l’occasione a casa sua, di legare le mani e i piedi dell’imprenditore e di chiuderlo in cantina. Ribadendo inoltre che buona parte del danaro dello zio-socio, “era loro”, facendo intendere che ormai apparteneva alle casse del clan.

Dopo averlo rassicurato sul ritiro della denuncia, il costruttore è stato finalmente “liberato”. Ma al contrario di quanto “promesso” ha denunciato la grave intimidazione permettendo così l’apertura delle indagini da parte della Procura – Direzione Distrettuale Antimafia da Bari, fino all’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale, eseguita 3 giorni fa dalla Guardia di Finanza di Bari.

Secondo i militari, la vicenda rientrerebbe nella sanguinosa contesa della leadership territoriale tra i clan Cipriano-Conte. Recentemente il costruttore è stato colpito con il lancio, prima di 6 e poi 18 cartucce calibro 38 special, segno di ulteriori imtimidazioni.

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