Home Cronaca Oltre 2 milioni di evasione, imprenditrice assolta con formula piena. Per l’avv. La Scala, “Sentenza dovuta”
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Oltre 2 milioni di evasione, imprenditrice assolta con formula piena. Per l’avv. La Scala, “Sentenza dovuta”

da Elvira Zammarano

Dopo un’attività di controllo presso la Petrolifera Pugliese Srl di Andria, la Guardia di Finanza, nel marzo 2015, rilevava che la società aveva omesso di presentare le dichiarazioni fiscali Iva-Irap negli anni di imposta dal 2009 al 2013. Alla richiesta di fornire la documentazione contabile, la rappresentante legale dell’azienda, un’imprenditrice di 65 anni, si riservava di farlo successivamente. Il marito, su delega della donna, presentava un mese dopo, una serie di fatture, in fotocopia, con i costi che l’azienda aveva sostenuto nel tempo. La 65enne veniva comunque indagata per omissione di dichiarazioni contabili ed evasione fiscale, e condannata a due anni di reclusione. Settimana scorsa,  a distanza di sei anni la signora, difesa dall’avv. Antonio La Scala,  è stata assolta con formula piena.

Chiediamo al bravo penalista pugliese lumi sulla dinamica della vicenda, che in termini di tempo, danaro e soprattutto mortificazione è costata tanto ai protagonisti.

“Per i non addetti  ai lavori – afferma l’avvocato – l’accertamento della Guardia di Finanza, nella fase iniziale, cioè quando vengono chiesti i documenti, si definisce deduttivo. Se però la documentazione non viene fornita – come in questo caso – l’accertamento diventa induttivo. Ovvero viene fatto sulla base di una serie di presunzioni (conti correnti, spese sostenute e altri elementi, indipendenti dal fatto in sé), al fine di ricostruire il volume d’affari dell’impresa. Durante le indagini – continua La Scala –  il marito aveva concretamente fornito una serie di fatture che attestavano i costi sostenuti dall’azienda di cui, evidentemente, bisognava tener conto. Poiché, per i reati tributari il penale scatta, solo se l’evasione, per ciascun anno d’imposta, supera una certa soglia di imponibilità pari a 250 mila euro. Ed era ciò che l’impianto accusatorio sosteneva per questo caso. Attenzione però, perché per ottenere l’imponibile è necessario tener conto non solo dei ricavi, ma anche dei costi. Del resto se ci sono dei ricavi significa che ci sono stati anche dei costi. Dunque, l’imponibile va calcolato considerando entrambe le voci: ricavi meno costi uguale imponibile. Nel caso dell’ imprenditrice – conclude il penalista – è accaduto proprio questo, che una volta riconosciuti anche i costi, i conteggi hanno prodotto una imponibilità sotto la soglia prevista dalla legge, facendo cadere l’accusa di reato penale. Per questo la signora è stata assolta con formula piena”.

 

 

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