Home Cronaca Scagionata la dottoressa che, nel 2015, fu accusata con altri medici della morte di un paziente
morte di un paziente

Scagionata la dottoressa che, nel 2015, fu accusata con altri medici della morte di un paziente

da Elvira Zammarano

Avv. Antonio La Scala, Presidente Gens NovaUna vicenda di quattro anni fa e che, tra rinvii e archiviazioni, ha visto oggi uno degli accusati, la dottoressa M.P.C., assistita dall’avvocato penalista Antonio La Scala, scagionata e l’intero fatto archiviato.

Tutto ha inizio con la morte, avvenuta il 7 aprile del 2015, di G.S., in seguito ad un incidente stradale. L’uomo, politraumatizzato, assistito da numerosi medici, tra cui la dottoressa, subì tre ricoveri, in un primo momento al “Perinei” di Altamura, poi presso ortopedia del San Paolo di Bari e infine nel reparto di chirurgia generale “Bonomo” del Policlinico di Bari.

Immediatamente dopo la morte del congiunto, la moglie e i familiari, presentarono una denuncia accusando i medici di imperizia e negligenza, cause, a loro dire, del decesso dell’uomo. Nel 2016 ci fu una prima archiviazione del procedimento a cui però fece seguito l’opposizione della famiglia. Dal dibattito processuale emersero diversi punti di contrasto tra i consulenti medico-legali nominati dalle parti, per cui venne disposto un supplemento di indagini.

Secondo i familiari ci fu una sottovalutazione da parte dei medici dello stato generale del paziente che non scoprirono tempestivamente la lesione epatica e la conseguente emorragia e che il monitoraggio clinico, con relativo approccio terapeutico non fu corretto. Le ulteriori conclusioni medico-legali,  hanno invece evidenziato che non ci fu un sanguinamento immediato della lesione epatica, che questo rimane un fatto assolutamente  imprevedibile, anche se non può essere del tutto escluso, e che il “cannulone”, lasciato in sede (più del dovuto) per consentire pratiche mediche d’urgenza sul paziente, ritenuto dai familiari altra concausa della morte, non può essere motivo del decesso. Infatti, dalle valutazioni dei periti, lo strumento si presentava pressoché perfetto, integro, né portatore di processi morbosi, infezioni o altro. Oggi, la vicenda si è dunque conclusa con l’archiviazione del caso e, per quanto riguarda l’assistita del noto penalista barese, con la sua assoluzione.

“Un fatto drammatico – dice l’avvocato La Scala – perché la morte di una persona, al di là del successo professionale e della vittoria processuale, non può lasciare indifferenti. Ma la giustizia deve fare il suo corso come è giusto che sia. La mia assistita è stata “riabilitata” pienamente sia dal punto di vista professionale che umano. E anche questo deve essere meritatamente e giustamente sottolineato”.

 

 

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