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Les cholitas boliviane: bombetta, scialle e le lunghe trecce. Una tradizione destinata a scomparire? Scopriamolo insieme

da da Redazione

Le mitiche cholitas sono uno dei simboli della Bolivia: queste donne indigene hanno continuato per secoli a vestirsi con gli abiti tradizionali aymara, tipici della popolazione indigena che vive da almeno un migliaio di anni nelle Ande, prevalentemente nelle vicinanze del lago Titicaca tra Perù, Bolivia, il nord del Cile e il nordest dell’Argentina. Il loro abbigliamento le rende inconfondibili: una colorata pollera – una gonna a balze lunga fino alle caviglie e alquanto voluminosa, portata in modo da far risaltare il fondoschiena, una blusa e una manta cioè uno scialle legato all’altezza del petto.

Il capo è coperto da un sombrero o bombín vale a dire una piccola bombetta che, nonostante le sue minute dimensioni rispetto alla circonferenza della testa, non cade mai. Le  simpatiche ballerine consentono di essere sempre in movimento agevolmente. La vera chicca sono le originalissime  lunghe trecce nere a cui spesso sono attaccate extensions decorative che allungano la pettinatura e la rendono più appariscente. Il termine cholita deriva dalla parola spagnola cholo o chola , un appellativo dispregiativo traducibile con ‘meticcio’, utilizzato per individui di discendenza mista, tipicamente con sangue indiano.

Per decenni il termine cholita è stato offensivo, usato dalle classi dirigenti bianche del paese per indicare queste ragazze di classe sociale subalterna che, in molti casi, non parlavano neanche lo spagnolo, ma solo la lingua tradizionale aymara. Questa etichetta ha causato loro il rifiuto  d’ingresso in ristoranti, taxi, persino autobus pubblici; i lavori consentiti erano solo quelli di  bambinaie, donne delle pulizie, cuoche.

Nel 2006 l’arrivo al potere di Evo Morales,  primo presidente indigeno del paese, ha determinato una forte riabilitazione delle cholitas  considerate ormai ‘perno’ delle comunità tradizionali andine, atte a gestire l’economia e gli affari delle comunità, ottenere incarichi politici e religiosi. Nel 2014, undici donne Aymara hanno deciso di iniziare a praticare l’alpinismo indossando gli abiti tradizionali. Il loro obiettivo iniziale era di scalare otto vette oltre i 6.000 metri. In due anni hanno completato la salita delle montagne andine Acotango, Parinacota, Pomerape, Huayna Potosí e l’Illimani (6.402 m), la cima più alta della Cordigliera della Bolivia Reale e la seconda vetta più alta del paese.

La fotografa francese Delphine Blast, dopo aver girato tutta l’America Latina per realizzare i suoi progetti fotografici, nel 2016 ha passato due mesi in Bolivia e ha deciso di raccontare le storie delle cholitas attraverso una serie di 35 ritratti, con un tessuto tradizionale boliviano usato come sfondo. Lo scorso 23 gennaio, cinque donne indigene della Bolivia, di età compresa tra i 42 e i 50 anni, hanno raggiunto la vetta dell’Aconcagua in Argentina (6.962 m). Una missione, quella di far sventolare la bandiera boliviana sulla vetta più alta del continente americano, portata a termine da Lidia Huayllas Estrada, Dora Magueño Machaca, Ana Lía Gonzáles Magueño, Cecilia Llusco Alaña e Elena Quispe Tincutas.

Tuttavia,  questa tradizione si sta perdendo con il tempo: nonostante le cholitas che si vedono per strada siano ancora molte, sempre minore é il numero di  giovani donne che decidono di seguire le loro origini. Questo è uno dei tanti elementi di una Bolivia che sta scegliendo di cambiare, di abbandonare le sue tradizioni per dare spazio a una società moderna e sempre più occidentalizzata, rischiando così, allo stesso tempo, di eliminare parte della sua autenticità.

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