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bacio eschimesi

Tra carne cruda, esogamia e “ospitalità” sessuale, per gli eschimesi vale il pudico bacio sulla punta del naso

da da Redazione

Gli eschimési  sono stanziati  in Groenlandia e lungo le coste artiche del Canada, dell’Alaska e della Siberia nordorientale.  Un tempo numerosi, sono ormai ridotti a circa 50.000 individui puri e 150.000 ibridati. L’etimologia del termine  deriva da Wiyaskimowok ‘mangiatori di carne cruda’. Pur avendo nomi propri, di solito gli eschimesi vengono identificati con l’appellativo  “uomo” e “donna” seguito dalla specificazione del gruppo di appartenenza.

I vari clan, di tipo totemico, sono distribuiti su vaste aree: le singole famiglie, costituite con matrimonio esogamico, non superano in genere i 4-5 elementi; più famiglie si riuniscono a formare gruppi operativi che spesso alloggiano in una sola abitazione. In tempi più remoti ogni clan aveva uno sciamano che regolava la vita spirituale dei vari gruppi ed era  depositario delle tradizioni e dei miti “storici”. Ancora oggi i diversi gruppi  si autogovernano e si riuniscono solo in occasione di attività o di feste  e danze mascherate, in genere legate alle credenze animistiche e pratiche magiche.
Le attività prevalenti sono la caccia e la pesca. Nel nostro immaginario gli eschimesi sono ancora legati ad elementi particolarmente identificativi: la slitta trainata da cani, le racchette da neve, l’arpone a testa mobile, l’abbigliamento  in pelle, le abitazioni seminterrate ricoperte di neve (igloo), il canotto monoposto in pelle (kayak), il battello pluriposto per trasporto (umyak).

Tuttavia il contatto ormai definitivo con i bianchi ha prodotto notevoli trasformazioni nel modo di vivere di gran parte degli eschimesi: l’introduzione delle armi da fuoco, il commercio delle pelli, l’uso di slitte e battelli a motore, ma soprattutto l’obbligo di vivere in villaggi stabili e, per i giovani fra i 6 e i 16 anni, di frequentare le scuole, ha sconvolto  i costumi tradizionali.

Solo i gruppi ancora nomadi hanno saputo adattare le “conquiste” tecnologiche a un modo di vivere tradizionale. Anche se la speranza di vita è mediamente aumentata, le condizioni dell’esistenza per la maggioranza sono quanto mai misere. Ancora scarsi sono i risultati dei programmi governativi tesi a ricostituire una cultura “locale” per la promozione di  attività artigianali tradizionali. La produzione artistica degli eschimesi infatti è varia e abbondante: già dal 2000 a. C.  iniziarono a  lavorare l’osso, il corno e soprattutto l’avorio di tricheco, creando oggetti zoomorfi, figurine umane, manici di coltelli, teste e manicotti di arpone, bottoni, agorai alati. Tuttora la produzione eschimese moderna consiste in pipe, archetti, finimenti per cani, amuleti, orecchini.

Interessanti sono le maschere di legno dipinto per la danza, di carattere magico-religioso, propiziatrici nelle spedizioni di caccia, rappresentanti spiriti di elementi o di oggetti inanimati o di animali totemici, elmi con visiera, turcassi, propulsori, decorati con perline, piume, setole, intarsi di avorio.  L’incontro con le altre popolazioni  ha tuttavia  creato un  mutamento dei valori di riferimento e portato a un crescente disadattamento, soprattutto per le giovani generazioni: l’alcolismo, il furto, l’omicidio, la prostituzione, un tempo sconosciuti, sono oggi ampiamente diffusi tra gli eschimesi “civilizzati”.

L’ ‘ospitalità sessuale’ consistente nell’offerta della moglie all’ospite – quale segno di fratellanza – e lo scambio delle mogli sono sinonimi di una cultura alquanto disinibita. Tuttavia il bacio eschimese rimane proverbialmente pudico in quanto consiste nell’atto di sfiorare e premere delicatamente la punta del proprio naso su quella di un altro naso.

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