Home Costume e società Il “Diritto all’Oblio”, tra libertà d’espressione, inviolabilità della dignità umana e web. Un approfondimento con l’avvocato Antonio La Scala, Presidente di Gens Nova
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Il “Diritto all’Oblio”, tra libertà d’espressione, inviolabilità della dignità umana e web. Un approfondimento con l’avvocato Antonio La Scala, Presidente di Gens Nova

da Elvira Zammarano

Alcuni recenti fatti di cronaca hanno puntato l’attenzione sul cosiddetto “Diritto all’Oblio”. Al di là delle possibili interpretazioni lessicali, cos’è veramente il “Diritto all’Oblio”? Per affrontare il nostro approfondimento è necessario partire proprio dal Diritto di cronaca, che prevede alcuni limiti, ma anche diverse prerogative, tipiche dell’attività giornalistica. Ad esempio, per il trattamento dei dati (sensibili e giudiziari), questi potranno essere “gestiti”, anche senza il consenso, purché raccolti “in modo lecito e corretto” ed adeguati, per la loro pubblicazione, “al principio di essenzialità dell’informazione”. Vale a dire che il giornalista, pur rispondendo, prima di tutto, all’opinione pubblica – perché l’informazione è un diritto sacrosanto – nell’immediatezza, dovrà tenere conto della dignità della persona e, soprattutto, che i dati (da pubblicare), siano effettivamente indispensabili alla notizia stessa. Pertanto, l’interesse pubblico mai dovrà superare questo criterio. Qui entra in gioco il “Diritto all’Oblio” e con esso, l’attenzione estrema che giornalisti e redazioni devono avere per i loro “archivi”.

Avvocato cos’è il “Diritto all’Oblio”?
“E’ il diritto ad essere dimenticati. A non essere esposti a tempo indeterminato alle conseguenze di vicende passate, diventate oggetto di cronaca,  che possano danneggiare onore e reputazione”.

Quando un fatto di cronaca può ritornare ad essere “privato”?
“Sicuramente quando perde qualsiasi utilità di interesse pubblico, essendo già stato conosciuto e assimilato dalla comunità. Venendo meno l’interesse pubblico, il nostro ordinamento deve tornare a garantire il pieno diritto alla riservatezza e alla reputazione delle persone che sono state coinvolte”.

In che modo è regolamentato il “Diritto all’Oblio”?
“A livello europeo attraverso il GDPR 679/2016,  in Italia, con il decreto legislativo 101/2016, che sancisce da un lato che ogni interessato ha diritto ad ottenere la cancellazione dei dati personali che lo riguardano, senza ingiustificato ritardo e dall’altro, che il titolare del trattamento, ha l’obbligo di cancellare, senza ingiustificato ritardo, i dati personali del richiedente”.

E rispetto al Diritto di Cronaca?
“Il Diritto all’Oblio viene meno, quando la diffusione di determinate informazioni è necessaria all’esercizio del diritto della libertà di espressione e di informazione. In ogni caso, l’articolo 3 del Testo unico dei doveri del giornalista del 2016, sancisce che tutti i giornalisti devono evitare di fare riferimento a particolari del passato della persona, a meno che essi non risultino essenziali per la completezza dell’informazione resa. È necessario ed obbligatorio che ci sia sempre un bilanciamento tra Diritto all’Oblio, Diritto di Cronaca e Interesse Pubblico”.

Un fatto giudiziario dove il Diritto all’Oblio è stato centrale?
“In Italia, la prima pronuncia sul tema, ha fatto riferimento a Tiziana Cantone, la giovane morta suicida perché vittima del Web. Qui si parla proprio di “Oblio dal Web”. Ogni  interessato, in virtù di quanto sancito dalla Carta dei Diritti Fondamentali della UE,  può richiedere che una determinata informazione che lo riguarda, presente sul Web, non venga più messa a disposizione degli internauti”.

Che strumenti abbiamo per far valere questo nostro diritto , specie con i motori di ricerca?
“Ogni cittadino portatore di interesse diretto può chiedere a Google la cancellazione di informazioni che lo riguardano. Viene messo a disposizione da parte di Google stesso, un modulo da compilare ove devono essere specificati i motivi che sostengono la richiesta di cancellazione. Allo stesso modo bisogna poi allegare un documento di riconoscimento. Ricordiamo, comunque, che la cancellazione dei dati dell’informazione o della notizia da Google non è, né immediata né automatica, e che la stessa non comporta la cancellazione da altri motori di ricerca. Comunque, è bene sottolineare che, anche se la cancellazione viene accolta, resta la questione “viralità”, che si verifica quando il contenuto viene diffuso con altri mezzi di comunicazione. La verità è che il dato quando viene condiviso è impossibile renderlo totalmente irreperibile. Magari non comparirà inserendo il nome dell’utente, ma è possibile che si ripresenti inserendo altre parole chiave”.

Avvocato, Diritto all’Oblio significa in buona sostanza Diritto alla riservatezza?
“ Tra le prime rilevanti sentenze in argomento c’è quella del Tribunale di Roma del 3 dicembre 2015, in cui viene precisato – che il Diritto all’Oblio non è altro che una peculiare espressione del Diritto alla riservatezza. Esso, di conseguenza, rende ogni cittadino legittimato a chiedere al singolo motore di ricerca che siano rimossi i contenuti delle pagine Web che lo dipingono in maniera non attuale e che sono idonei a ledere la propria reputazione e la propria riservatezza”.

Che conclusioni potremmo tirare?
“Che la realtà ci fa ben comprendere quanto sia difficile l’esercizio di questo Diritto”.

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