Home Costume e società La sinuosa andatura delle donne cinesi, sì, ma cosa nasconde?

La sinuosa andatura delle donne cinesi, sì, ma cosa nasconde?

da da Redazione

Loto d’oro o Gigli d’oro sono i nomignoli attribuiti ai piedi artificialmente deformati delle donne cinesi che consentono  un’andatura oscillante e dunque attraente. Questa pratica è stata in auge durante le   dinastie Song,  Ming e Qing ed è gradualmente scomparsa durante la prima metà del XX secolo; a partire dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese questo termine è infatti considerato inaccettabile e discriminatorio.

Si trattava di una manovra invasiva: la pianta dei piedi veniva piegata e mantenuta di una lunghezza tra i 7 e i 12 centimetri; nelle famiglie più ricche ed influenti le bambine venivano fasciate quando erano molto piccole, in base al loro sviluppo, in genere tra i 2 e gli 8 anni; la tenera età rendeva l’operazione  meno traumatica e meno dolorosa perché le ossa erano ancora malleabili.

Nelle classi contadine la fasciatura cominciava più tardi perché le bambine dovevano essere in grado di lavorare,  in ogni caso prima dei 15 anni, l’età da matrimonio. Prima di essere fasciati, i piedi erano lavati e puliti dai residui organici (pelle morta e ulcere), quindi erano cosparsi di allume, avente funzione anti-emorragica e coagulante. La benda era larga cinque cm e lunga fino a tre metri.

La deformazione consisteva in due operazioni distinte: piegare le quattro dita più piccole (ad esclusione dell’alluce) al di sotto della pianta del piede e avvicinare l’alluce ed il tallone inarcando il collo del piede. Le articolazioni del tarso e le ossa metatarsali venivano progressivamente deformate. Per raggiungere la forma definitiva  erano necessari almeno 3 anni, talvolta anche 5 o 10. Per tutta la vita, i piedi necessitavano di continue attenzioni e di scarpine rigide che fossero sufficientemente resistenti da sorreggere il peso della donna.

Le scarpette andavano indossate anche di notte affinché la deformazione non regredisse. Dopo la fasciatura il piede assumeva una forma a mezzaluna. In questo modo i talloni diventano l’unico punto di appoggio, causando l’andatura fluttuante della donna, come il loto che si piega al vento. Alle ragazze di famiglie povere che dovevano conservare la capacità di camminare per lavorare, era praticata una fasciatura leggera consistente solo nella prima delle due operazioni (il ripiegamento delle dita).

Il piede rimaneva più grande e precludeva il matrimonio con un uomo di ceto elevato. Nella Cina meridionale, era praticato un terzo tipo di fasciatura, invece delle due suddette operazioni, l’alluce veniva piegato all’indietro e verso l’alto. La pratica era molto dolorosa, perché il piede non smetteva di crescere ma cresceva deformato: le ossa conseguentemente si frastagliavano per poi saldarsi irregolarmente. Spesso le ossa dei metatarsi si rompevano, o venivano appositamente rotte, così come le articolazioni.

Le unghie andavano sempre tagliate molto corte per evitare infezioni, ma nonostante tutti gli accorgimenti una fasciatura poteva portare a infezioni, setticemia, gangrena anche con perdita delle dita. Talvolta era necessario asportare i calli con un coltello o praticare un profondo taglio al di sotto della pianta per asportare la carne eccedente e facilitare l’avvicinamento dell’alluce e del tallone.

I piedi così deformati erano coperti da minuscole scarpine lavorate, fabbricate dalla donna per esaltare la forma del piede e per mostrare le sue doti artigianali. Ogni scarpina era una forma d’arte ed un passaporto della donna. Secondo la leggenda, la pratica del Loto d’oro sorse intorno al 900 d.C. da una concubina imperiale, la quale, per accaparrarsi il favore dell’imperatore, si era fasciata i piedi con lunghe fasce di seta bianca per danzare la Danza della luna sul fiore del Loto.

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