Home Cronaca Arresti in carcere e ai domiciliari per sette pregiudicati, tra cui una donna, di Barletta e Manfredonia
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Arresti in carcere e ai domiciliari per sette pregiudicati, tra cui una donna, di Barletta e Manfredonia

da Elvira Zammarano

7 ordinanze di custodia cautelare, 4 in carcere e 3 ai domiciliari, sono state eseguite dai Carabinieri di Barletta, su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, a seguito delle indagini svolte nel giugno del 2017.

Le porte del carcere si sono aperte per i barlettani Antonio Diaferia di 45 anni, Pasquale Dico 44, Ruggiero Disalvo 52 e per il 57enne Cosimo Damiano Vairo di Manfredonia. Ai domiciliari, invece, il 45enne, ricercato, Giuseppe Bergantino di Manfredonia, Maria Lamacchia, 45 anni di Barletta e il 35enne, Roberto Sarcina di Trani. Tutti esponenti di pericolose bande criminali, operanti tra Barletta e il Gargano, responsabili di associazione per delinquere, finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Tutto nasce dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che ha raccontato del sodalizio criminale esistente tra l’organizzazione malavitosa di Barletta –  con a capo Ruggiero Disalvo, detto “Tucchett” -, e il famigerato clan del Gargano, “Li Bergolis”, da cui il barlettano Disalvo si riforniva per la droga.

Le indagini, hanno poi messo in luce che lo stupefacente, in particolare la cocaina, proveniva da mediatori pregiudicati del Gargano che vivevano in Olanda, i quali mantenevano contatti, attraverso canali internazionali di narcotraffico, con esponenti di rilievo dei cartelli colombiani.

Ulteriori riscontri investigativi hanno anche evidenziato l’attività di Saverio Tucci, il pluripregiudicato manfredoniano, elemento di spicco del clan Li Bergolis, coinvolto, nel 2017, negli omicidi dello “storico” boss di Manfredonia Mario Luciano Romito, di suo cognato Matteo de Palma e di due innocenti agricoltori. Saverio Tucci fu ucciso a sua volta in un agguato dal pregiudicato pugliese Carlo Magno, ora, collaboratore di giustizia.

Il suo contributo è stato determinante per conoscere l’organigramma criminale, la rotta dello stupefacente sino a Barletta, le transazioni e gli incontri dei criminali che avvenivano di solito di persona, escludendo i mezzi di comunicazione facilmente considerati intercettabili.

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