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Vittima del Burnout, Preside si uccide

Si chiamava Vittore Pecchini, il Dirigente scolastico, veneto, 57 anni, morto suicida, quasi sicuramente perché affetto dalla sindrome di Burnout (esaurimento). I ripetuti scontri con gli studenti e gli inseganti dell’Istituto da lui diretto, contrari al suo modo di gestire la scuola e alla vigilia di una manifestazione indetta contro di lui, lo hanno portato a compiere l’insano gesto.  Per la Uil Scuola Dirigenti Scolastici, “Insegnanti e Dirigenti, secondo dati recenti, sono i più esposti ai fenomeni relativi alla sindrome di Burnout. Dovuti agli stress causati dalla complesse responsabilità e alle molteplici interrelazioni personali”. Di fatto il Burnout è una condizione psicofisica pericolosa che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente inserito nel quadro delle patologie più insidiose. Incomprensioni, eccessivo carico di lavoro, sommato a quello della vita quotidiana, retribuzioni e gratificazioni insufficienti, insostenibili preoccupazioni legate alle responsabilità e alla soffocante burocrazia, sono solo alcune delle cause che possono indurre il Burnout. Tutti possono esserne colpiti. Ma ci sono professioni più esposte delle altre. Categorie come psicologi, medici, avvocati e soprattutto corpo docente sono le più soggette. I sintomi sono diversi, si va dallo stress emotivo e fisico, alla stanchezza, spossatezza, ai problemi intestinali, alle problematiche cardiovascolari, alla depressione, ai disturbi del sonno, fino all’ ansia, la noia e l’indifferenza. Il Burnout purtroppo non è facilmente riconoscibile perché, prima di entrare nella fase “critica” detta anche di apatia o di morte professionale, ci sono altri tre stadi: l’entusiasmo idealistico, la stagnazione e la frustrazione. Uscirne è possibile seguendo piccoli accorgimenti, come quello di cambiare atteggiamento verso la sfera lavorativa, dedicare più tempo a sé stessi, alle proprie passioni e hobby, imparare ad “ascoltarsi”, staccare e riposarsi e soprattutto, ai primi segni,  bandire la solitudine e ricorrere alla famiglia e agli amici.

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Elvira Zammarano

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