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Allarme protesi mammarie: ritiro dal mercato francese e statunitense

da da Redazione

Le protesi al seno vengono portate da 30 milioni di donne nel mondo. 82mila sono le vittime mietute da queste, solo in Italia. Sembra che le protesi, nate per migliorare la vita personale e sociale di donne operate al seno, mettano seriamente a rischio l’esistenza di chi sceglie di impiantarsele. Per questo, già da tempo, alcune ditte produttrici sono state chiamate in causa. Questa volta l’allarme riguarda le protesi al seno della ditta Allargan: l’accusa è che sarebbero vendute senza gli adeguati test di sicurezza, quindi l’impianto causerebbe tumori alla mammella e altri effetti collaterali. Stante così le cose Francia e Stati Uniti hanno già provveduto a ritirarle dal mercato, mentre l’Italia sta temporeggiando. Il Ministero della Salute ha emesso un comunicato che ne minimizza i rischi dell’impianto e in aggiunta specifica che l’azienda non ha avuto il rinnovo del certificato CEE per carenza di documentazione. Ma volgendo lo sguardo al passato e analizzando i dati del 2017 si nota che “in soli due anni si è registrato un enorme boom di segnalazioni a riguardo: se nel 2016 il numero di sospette lesioni a causa delle protesi al seno era di 200, nel 2017 è salito a 4.567 e, solo nella prima metà del 2018, a 8.242”. Quindi l’incompatibilità esiste. Ma ancora… Vi sono studi che hanno dimostrato un legame pericoloso tra le protesi al seno (protesi ruvide) e l’incremento del rischio di andare incontro ad un Linfoma (ALCL) a grandi cellule anaplastico, come spiega il nostro stesso Ministro della Salute. La cura per sconfiggere il Linfoma è possibile, ma solo quando la malattia è localizzata al tessuto pericapsulare e, nei casi più gravi, può richiedere chemio e radioterapia. Altri studi hanno dimostrato l’incremento del rischio di sviluppare malattie autoimmuni in presenza di protesi al seno. Pare che i test di compatibilità fra protesi e corpo umano, non siano stati fatti per le protesi rugose. Ancora una volta le aziende produttrici di protesi, che siano ortopediche che siano mammarie, hanno evidenziato una mancanza di sensibilità ed etica, nei confronti di tutte quelle donne bisognose di un supporto esterno che migliori le aspettative di vita di coloro che sono state colpite da un gran dolore. Ma i motivi dell’assenza di sensibilità sono ben comprensibili, quando si scopre che il giro d’affari che ruota attorno alla produzione di protesi è di 350 miliardi l’anno. Da tempo  si denuncia lo scarso controllo esistente fra le aziende produttrici e i chirurghi che operano. In passato sono state impiantate protesi non a norma, per truffare il sistema sanitario, usando codici di altri prodotti a gara, per spendere meno di quanto venisse richiesto allo stato come rimborso. Ma la vita di una giovane donna può valere il prezzo di un biglietto aereo per Cuba, o il prezzo di un biglietto per una partita di calcio con vista sul campo?

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