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LE DONNE CHE HANNO FATTO LA STORIA – Zaha Hadid, la regina delle curve

da da Redazione
Sabrina Linsalata

Sabrina Linsalata

Zaha Hadid è considerata la più importante rappresentante, in età contemporanea, dell’architettura declinata al femminile: una vera e propria archistar di fama mondiale, apprezzata per il suo stile versatile e suggestivo, di grande fascino e impatto. Nata a Baghdad, in Iraq, da una famiglia benestante,  consegue una laurea in matematica alla American University di Beirut prima di trasferirsi a Londra, nel 1972, per studiare alla Architectural Association. Dopo il conseguimento del titolo lavora con i suoi ex professori, presso l’Office for Metropolitan Architecture (OMA), a Rotterdam,  diventando socia nel 1977.   Nel 1980 fonda il suo studio, con sede a Londra che impiega più di 400 persone e ha sede in un ex edificio scolastico vittoriano a Clerkenwell. Nel 1994  insegna alla Graduate School of Design dell’Università di Harvard. Il mondo risplende dei suoi capolavori per i quali ha ricevuto i più prestigiosi riconoscimenti, fra i quali la nomina a membro onorario dell’American Academy of Arts and Letters  dell’American Institute of Architects.  Nel 2004 Hadid è la prima donna ad ottenere il Premio Pritzker , che in architettura equivale a un Premio Nobel. In seguito nel 2006,  riceve una laurea honoris causa presso l’Università americana di Beirut. Inoltre vince il Premio Stirling per due anni consecutivi: nel 2010, per una delle sue opere più celebri, il MAXXI, il nuovo centro per le arti contemporanee, a Roma, nel 2011 per la Evelyn Grace Academy, una scuola con forme a Z a Brixton, Londra. E’  inoltre nominata Commendatore e Dama di Commenda dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 2012.Le sue collaborazioni prestigiose sono numerose: nel 2007 Hadid progetta il divano Moon System per B&B Italia, nel 2008 disegna una collezione di scarpe per Lacoste e  collabora con il produttore di rubinetteria Triflow,  con  Louis Vuitton e Swaroski. Nel 2010, su commissione dell’amico Karl Lagerfeld, progetta il Mobile Art Pavilion per Chanel. Uno dei temi dominanti dell’intera sua produzione è il movimento, inteso spesso come rappresentazione dei flussi  che attraversano lo spazio e che si traducono in forme all’apparenza avulse dalla geometria euclidea. Pochi esempi fra i tanti il:  MAXXI di Roma, ma anche il Rosenthal Contemporary Arts Centre di Cincinnati, prima opera americana in cui la strada si spinge fin dentro l’edificio, diventando il perno spaziale attorno a cui si organizzano sezioni e percorsi distributivi dell’intero complesso. Suscita grande curiosità  la stazione marittima di Salerno, nei pressi della quale – ha scritto Hadid – la banchina si “alza dolcemente a suggerire il succedersi di rampe progressivamente inclinate all’interno dell’edificio, tramite le quali i passeggeri accedono alla piattaforma d’imbarco“. L’Aquatics Centre, costruito a Londra per le Olimpiadi del 2012 é dotato di due piscine di 160 piedi e un tetto che sembra un’onda.  La recentissima stazione ferroviaria per l’alta velocità di Napoli Afragola è una struttura che lentamente si erge dal terreno, scavalca i binari e si modella in un continuum spaziale in cui muoversi liberamente. Da non dimenticare la Torre Generali a Milano, meglio conosciuta come ‘Lo Storto’ la cui  torsione si attenua sempre più con l’aumentare dell’altezza, fino a raggiungere la verticalità. Simili complessi architettonici hanno avuto spesso bisogno di attente riflessioni sul tema della necessità di nuovi materiali da costruzione, campo in cui lo studio di Zaha ha prodotto interessanti sperimentazioni come ad esempio  il brevetto di un cemento trasparente, evidenziando sensibilità e rispetto per l’impatto ambientale.

architetto

Zaha Hadid

 

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