Home Costume e società Frasi e detti idiomatici -“Paganini non ripete”
paganini

Frasi e detti idiomatici -“Paganini non ripete”

da da Redazione

Questa frase ormai storica venne effettivamente pronunciata da Niccolò Paganini, nel febbraio del 1818 al Teatro Carignano di Torino. È noto che la figura del celebre violinista era associata a quella di Satana: scarno – a causa della sifilide- il viso cereo e gli occhi rientrati nelle orbite. Aveva perso tutta la dentatura per il mercurio somministrato per curare la sua malattia, di consequenza la bocca gli era rientrata e il  naso e il mento si erano avvicinati (come i vecchi senza dentiera). Vestiva interamente di  nero per cui quando suonava sul palcoscenico doveva davvero sembrare uno scheletro in frack con un violino incastrato sotto la mascella. In ogni caso, non era solo il suo aspetto a suggerire questo suo richiamo satanico  ma soprattutto  la sua sublime bravura: tutti sostenevano che aveva stipulato un patto con il diavolo che gli consentiva di  suonare in quel modo. In realtà, al tempo, era già proverbiale il fatto che l’artista non concedesse bis, non tanto per una questione di cattiva volontà, quanto perché spesso improvvisava e quindi si trovava nell’impossibilità di ripetere un lungo  brano inventato dal suo inimitabile genio artistico sotto l’influsso dell’ispirazione del momento, lesionandosi a volte anche i polpastrelli. Al concerto di Torino era intervenuto anche re Carlo Felice, il quale, entusiasmato dalla musica che aveva strappato al pubblico applausi pieni di entusiasmo, mandò un ciambellano dall’artista, per chiedergli di risuonare il pezzo appena finito. Ma evidentemente la buona educazione non doveva essere il forte  di quel funzionario, perché, quando si presentò a Paganini, gli intimò: “Avanta, replichè!” A tale ingiunzione, il re del violino rispose tranquillamente:”Paganini non replica!”. Per questo motivo gli fu tolto il permesso di eseguire i concerti che doveva ancora tenere a Vercelli e Alessandria. In due lettere inviate all’amico avvocato Germi scrisse: «La mia costellazione in questo cielo è contraria. Per non aver potuto replicare a richiesta le variazioni della seconda Accademia, il Sig. Governatore ha creduto bene sospendermi la terza…» (il 25 febbraio 1818) e poi «In questo regno, il mio violino spero di non farlo più sentire» (l’11 marzo dello stesso anno). Ma non  tenne fede ai suoi propositi perché  nel 1836  tornò a suonare proprio a Torino per ringraziare Carlo Alberto per la concessione di legittimazione del figlio Achille. Da allora la frase  “Paganini non ripete” viene usata per motivare il rifiuto di ripetere un gesto o una frase.

Articoli correlati

Lascia un commento