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Alla (ri)scoperta dei detti e delle frasi idiomatiche: “Nascere con la camicia”

da da Redazione

“Nascere con la camicia” significa essere fortunati, portare a  buon  termine qualunque tipo di operazione intrapresa. La tradizione vuole che questo modo di dire risalga al momento del Battesimo di un neonato: le famiglie più abbienti preparavano infatti una camicia battesimale da far indossare al bambino dopo la cerimonia. Il possederla, dunque, significava far parte di una famiglia benestante, garanzia di buona sorte per tutta la vita. In realtà, però, l’etimologia vera e propria di questa frase è ben altra.“Nascere con la camicia” si riferisce, infatti, a un evento molto raro, che accade nel momento del parto. Nell’utero, il feto è avvolto da una membrana protettiva detta amnio, che al momento della nascita resta nel ventre materno. In una nascita su 80mila accade che il bimbo venga al mondo totalmente avvolto nel sacco amniotico o con dei suoi frammenti attaccati alla pelle, spesso sulla testa. Fin  dai tempi più remoti il fenomeno era considerato di buon auspicio: dopo il parto, la placenta veniva rimossa e conservata, alcuni la mettevano in un sacchetto da portare al collo. Grande sventura, invece, era destinata a chi l’avesse distrutta o persa. Con il passare del tempo si è arrivati perfino a vedere nel fenomeno un intervento divino: in Francia l’amnio veniva benedetto da un prete e – se assomigliava anche vagamente alla mitra episcopalr – il neonato che lo portava addosso al momento della nascita, veniva consacrato alla vita religiosa. Dal punto di vista storico, è interessante sapere che, a metà del Cinquecento, in Friuli, si sviluppò una setta, probabilmente eretica di appartenenti a un culto semi-cristiano: i Benandanti, individui che dicevano di essere nati con la camicia e dunque capaci di combattere le streghe. Nella tarda antichità, invece, si riteneva che chi nascesse con la camicia fosse dotato di particolare eloquenza, proprio come San Giovanni Crisostomo e San Girolamo, a cui si deve la traduzione della Bibbia. Nell’antica Roma, le levatrici la vendevano agli  avvocati ad altissimo prezzo perché assicurasse un’eloquenza straordinaria e  consentisse di vincere tutte le cause. Un altro potere che veniva associato alla placenta era quello amoroso in quanto si utilizzava come ingrediente, insieme a molti altri, per le pozioni d’amore. La fortuna legata all’amnio si poteva anche “trasmettere”: spesso le madri la passavano sulle teste degli altri figli. In Dalmazia e nei Balcani, invece, serviva a toccare i moribondi per assicurare loro una migliore sorte dopo la morte. Nel tempo, si sviluppò poi un vero e proprio commercio di placente (o di loro frammenti). Questi scambi furono fiorenti per tutto il Settecento e l’Ottocento e ancora all’inizio del Novecento si ha traccia della vendita di pezzettini  disseccati a Londra per la cifra di 20 sterline, una somma esorbitante per i tempi. Per veicolare questa capacità di essere costantemente brillante e anche baciato dalla fortuna gli inglesi ed i francesi non fanno fiducia ad una camicia bensì ad “un cucchiaino d’argento ” che il bimbo avrebbe in bocca sin dalla nascita.

“To be Born with a Silver spoon in one’s mouth ”
“être né avec une cuillère en argent dans la bouche”

Per entrambe le espressioni, la traduzione letterale è “Essere nato con un cucchiaio di argento nella bocca”.

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