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Il cyberbullismo nella Scuola italiana

da Avv. Cosimo Martino

Nell’affrontare l’argomento cyberbullismo, occorre, preliminarmente, constatare che tutte le scuole italiane hanno un sito internet gestito, nel 65% dei casi dai docenti, nel 16% da personale non docente e nel 12% da consulenti esterni. Nell’86% delle scuole esiste una rete wi-fi, che solo nel 5% degli istituti è liberamente accessibile agli studenti. Il 93% delle scuole ha un laboratorio multimediale, che però solo nel 17% dei casi è aperto anche oltre l’orario scolastico. Il 46% dei Dirigenti scolastici è a conoscenza dell’esistenza di una pagina sui social network che riguarda la scuola, anche se nella maggior parte dei casi è gestita dagli studenti. Nel 47% delle scuole il responsabile della sicurezza informatica è un insegnante, nel 34% un consulente esterno e nel 19% un operatore amministrativo. Passiamo, quindi, a  tracciare un identikit del cyberbullo, secondo l’indagine Censis:

– i cyberbulli sono indifferentemente sia maschi che femmine;

– il fenomeno del cyberbullismo è grave quanto, se non più, del bullismo; purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi i genitori ne sono poco consapevoli e tendono a minimizzare il problema.

Probabilmente, il cyberbullismo è più difficile da individuare rispetto a episodi di bullismo tradizionale, perché gli adulti sono esclusi dalla vita online degli adolescenti, ma vero è che, troppo spesso, i genitori vi si autoescludono. Per esempio, accade che condotte di cyberbullismo vengano poste in essere da studenti poco più che bambini rispetto ai  quali è indubbiamente più semplice il controllo dei loro cellulari e degli strumenti informatici a loro disposizione, inoltre, non è detto che i genitori debbano fornire ai propri figli una connessione internet sul cellulare la cui funzione dovrebbe essere, esclusivamente, quella di assicurare un maggior controllo sul minore e una più rapida comunicazione tra figlio e genitore. Ciò può essere garantito anche assicurando al minore il normale traffico telefonico e, pertanto, la possibilità di accedere alla rete internet dovrebbe essere data allo stesso  solo quando è in ambienti in cui vi possa essere un controllo da parte di soggetti a cui il minore è affidato: casa e scuola (per mezzo dei terminali utilizzati a fini didattici). Il 39% delle scuole ha già attuato alcune azioni specifiche contro il cyberbullismo previste dalle linee di orientamento del Ministero dell’istruzione e il 63% sta predisponendo delle iniziative in materia, purtroppo, in  molti istituti la partecipazione dei genitori è scarsa. Il 48% delle scuole che hanno avviato un programma di contrasto al cyberbullismo ha attivato un programma di informazione rivolto ai genitori e il 43% uno sportello di ascolto. Solo il 10% delle scuole ha un vero e proprio programma di monitoraggio attraverso questionari rivolti a studenti e genitori.

Questi sono i principali risultati della prima fase della ricerca verso un uso consapevole dei media digitali realizzata dal Censis in collaborazione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni, che sarà presentata oggi a Roma presso la Scuola Superiore di Polizia. Una collaborazione nata nel 2015, quella tra Polizia di Stato e Censis, nell’ambito della quale si è concordato di sviluppare ricerche e approfondimenti riguardanti tematiche sociali connesse all’uso dei nuovi media da parte di minori e adulti. L’obiettivo del progetto è costruire un quadro di analisi utile alla progettazione di campagne di sensibilizzazione per promuovere un impiego dei media digitali sempre più consapevole sia delle loro straordinarie potenzialità, sia dei rischi connessi  (Cf. Rapporto CENSIS 2016 – Bullismo e cyberbullismo)

 

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